La sinistra ringrazia i «magnifici 7»

da Roma

I «magnifici sette», li chiama il manifesto, definendo «pesanti» i loro voti. «Non riesco a capire la natura delle polemiche - reagisce il premier Romano Prodi -. Quei voti non sono stati determinanti, mentre lo erano stati per il governo Berlusconi nel ’94... Ma io avuto piacere che abbiano votato tutti per noi, perché vuol dire che hanno capito che cosa era stato il mio discorso e quali erano le nostre proposte». C’è però chi ricorda che tra due settimane si voteranno in Senato i presidenti delle commissioni permanenti, e i senatori a vita finiscono così nel tritacarne di un doppio pressing: da parte dell’Unione affinché consentano di assegnare quasi tutte le presidenze alla maggioranza, da parte della Cdl per dissuaderli a dare un carattere «ordinario» e non «eccezionale» (solo in occasione della fiducia e della Finanziaria) al loro voto filo-governativo.
Restano però i fischi nell’aula di Palazzo Madama, «una ferita e uno strappo istituzionale pesante che squalifica chi li ha compiuti» dice il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta. Lo scivolone di alcuni senatori finisce nel mirino del premier e di tutti i leader dell’Unione. «È stato uno spettacolo brutto, da dimenticare in fretta, perché non era al livello della dignità del popolo italiano», sottolinea Prodi vedendo nei fischi un segnale di «tensione e nervosismo». Il segno, continua, di «non voler accettare la realtà delle cose, la democrazia dell’alternanza...». Duro anche il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio: «Quelli del centrodestra hanno fischiato uomini che fino a qualche giorno fa appoggiavano, Andreotti lo volevano presidente del Senato e Ciampi riconfermato al Quirinale... Dovrebbero vergognarsi: sono isterici e inadatti a governare, questa è la verità...».
Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, racconta di aver visto «un gruppo di persone becere fischiare Ciampi» e di aver pensato che fosse «una pagina brutta della storia d’Italia: insultare alcune personalità appare inqualificabile, vedere Berlusconi dare dell’immorale alla Montalcini fa pensare che qualcosa non funzioni». Quei voti «non erano determinanti» e «quando votarono nel ’94 per Berlusconi nessuno protestò»: questa la parola d’ordine ripetuta, dopo Prodi e D’Alema, anche da Piero Fassino. Che aggiunge: «Non abbiamo visto un’opposizione dura, ma un’opposizione maleducata, che non ha avuto la capacità di rispettare personalità eminenti di questo Paese. I senatori a vita sono senatori a tutti gli effetti che hanno sempre partecipato alla vita politica del Senato in ogni stagione, con ogni tipo di governo». Fischi «ingiusti e irrispettosi» dice anche Walter Veltroni; «deplorevoli e squadristi» li definisce il ministro Antonio Di Pietro; «uno scadimento di civiltà» è la condanna del sottosegretario Bobo Craxi.
Ma se l’attacco ai «magnifici sette» è «vergognoso» per il comunista Oliviero Diliberto, e il suo compagno Marco Rizzo ribadisce che la Cdl vorrebbe «azzopparli» riducendoli «a belle statuine», sono gli stessi senatori a vita a reclamare la titolarità della difesa. Giulio Andreotti, evocando il «clima da curva Sud», replica duramente a Berlusconi: «Immorale è un termine improprio, Berlusconi pensi al calcio...». Spiega che «non è scritto da nessuna parte che i senatori a vita non possano esprimere un voto politico». Tesi ribadita da Francesco Cossiga in una lettera aperta al Cavaliere, nella quale stigmatizza «l’indegna gazzarra inscenata dalla Cdl» e definisce «avventata l’accusa di immoralità» nei confronti di «ragazzotti che da oltre mezzo secolo battono le strade della politica». Adusi, continua, «a ben più violenti tipi di scontro e colluttazione, da pulpiti politicamente più solenni del vostro, dalla destra di Almirante alla sinistra di Pajetta, ma con minore astio, maleducazione e cattiveria...».