La sinistra rovescia il tavolo dei «volonterosi»

Prima riunione bipartisan, ma il Pdci frena l’esperimento: «È assurdo e pericoloso»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Nato per unire maggioranza e opposizione sulle necessarie modifiche da apportare alla Finanziaria, il «tavolo dei volonterosi» promosso da Daniele Capezzone e Paolo Messa rischia non solo di spaccare all’interno le due coalizioni, ma di dividersi esso stesso sulla metodologia degli interventi da attuare.
Ma andiamo con ordine. Ieri pomeriggio si è svolta la prima riunione del comitato parlamentare bipartisan per ridurre l’impatto della stangata di Padoa-Schioppa. Già dalla mattina, però, dalle opposte fazioni parlamentari giungevano segnali poco incoraggianti nei confronti dei dialoganti dei due schieramenti. Il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio, minacciava la fine dell’esecutivo. «È una cosa assurda e pericolosissima. Ogni accordo fuori dal tavolo della maggioranza è un colpo d’ascia inferto all’Unione», ha dichiarato. Anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, sparava a zero: «Il tavolo non è rappresentativo né della maggioranza né dell’opposizione». Dall’esecutivo della Margherita, Antonello Soro, sottolineava la «necessità di una larga condivisione» della manovra.
Nella Cdl poco entusiasta il leghista Roberto Calderoli. «Mi sembra il tavolo dell’inciucio. La Cdl ha un programma opposto», ha detto. Prima dell’avvio dei lavori il vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto, ha fissato i paletti: rinuncia alla fiducia e diminuire sensibilmente fino a 15mila miliardi il saldo della manovra.
Poco prima delle 17 la riunione ha avuto inizio. Al tavolo oltre al presidente della commissione Attività produttive della Camera, Daniele Capezzone, Paolo Messa e Marco Follini, si sono seduti tra gli altri Sandro Bondi e Benedetto Della Vedova (con Laura Ravetto in «missione esplorativa») di Forza Italia, Nicola Rossi dei Ds, Gianni Alemanno e Adolfo Urso di An, Renzo Lusetti e Antonio Polito dei Dl, Michele Vietti e Bruno Tabacci dell’Udc e Pino Pisicchio (IdV). Un tempo lo si sarebbe chiamato arco costituzionale. L’incontro è durato circa un’ora. Poco più di una presa d’atto reciproca nel chiedere al governo di non porre la fiducia e all’opposizione di non fare barricate. Si è deciso inoltre di costituire un gruppo tecnico per presentare entro domani gli emendamenti al decreto fiscale collegato alla manovra. La comunanza di vedute è limitata perché gli unionisti vorrebbero tener duro sui 35 miliardi della Finanziaria, mentre la Cdl che preme su Tfr e tassa di successione intende toccare il saldo. Il dossier migliorativo tocca anche fisco, enti locali (meccanismi di premio per i virtuosi), qualità della spesa pubblica e innalzamento dell’età pensionabile. Alla fine Capezzone ha ribadito che «l’obiettivo è favorire un rapporto di civiltà tra cittadino e fisco». Prodi fa orecchie da mercante: «Il governo ha una sua Finanziaria». Se lo dice lui.