La sinistra scarica Genova

È partito sprezzante, convinto di farsi paladino della sinistra. Poi si è voltato indietro ed era solo. Abbandonato anche da quelli che più a sinistra non si può. Giuseppe Pericu è finito in fuorigioco sul caso Quattrocchi. Gli hanno letto un’agenzia che interpretava oltre le righe il pensiero del vice premier Gianfranco Fini che lo attaccava, e lui ha risposto con durezza, riuscendo però a replicare solo a ciò che Fini in realtà non aveva detto, cioè alle accuse di aver definito il bodyguard un mercenario. Ma le stesse agenzie che anticipavano le stoccate del leader di An, mandate in onda dalla trasmissione «Matrix» di Enrico Mentana su Canale 5, non riportavano ciò che altri ospiti in studio avevano aggiunto.
Accanto a Fini c’erano anche Umberto Ranieri, responsabile esteri dei Ds, e Gabriele Polo, direttore del Manifesto. Sinistra e ultrasinistra. Pronti a difendere Pericu? Macché. Questo è il pensiero di chi parla di politica estera a nome della Quercia: «Non andare al funerale di Quattrocchi lo considero un atto di insensibilità - non si fa scrupoli Ranieri -. Lo consideravo tale già allora. A maggior ragione ho questo convinzione oggi, dopo aver visto queste immagini». Il video dell’esecuzione del bodyguard genovese ha lasciato l’Italia sotto choc. Ha tolto la parola anche a quanti malignavano sul reale contenuto dell’ultima frase di Quattrocchi. Ma è anche vero che Umberto Ranieri, con onestà intellettuale, ha ammesso che lo slancio dei pacifisti nostrani per chiedere la liberazione delle guardie del corpo catturate in Irak non è stato irresistibile. E su questo non ha avuto problemi a «rompere» il fronte della sinistra con il direttore del Manifesto.
Il fatto è che a Pericu è venuto meno persino la spalla di Gabriele Polo. Che sull’assenza del sindaco alle esequie non si è invece risparmiato: «Al di là di come la si può pensare sul ruolo ricoperto da Fabrizio Quattrocchi in Irak, e sul compito affidatogli, è stato comunque un errore non partecipare al funerale di una persona uccisa in questo modo. Io ci sarei andato». Un affondo che sulle agenzie che anticipavano il contenuto della trasmissione non era riportato ma che toglieva inevitabilmente un appoggio alla controreplica di Pericu, scavalcato «a destra» persino dal Manifesto. Figurarsi dai Ds, partito di riferimento del sindaco di Genova. Che oggi, magari dopo qualche imbarazzato silenzio, riconoscono a Fabrizio Quattrocchi quasi la dignità di eroe.
Non si fa pregare infatti neppure Marco Minniti, tutt’altro che una «colomba» a proposito della questione irachena. Il deputato del Botteghino ieri ha affidato a un’agenzia di stampa il suo pensiero sulla figura del bodyguard genovese. «Le immagini della barbara esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, le sue parole coraggiose e dignitose, riaprono una ferita per il nostro paese - commenta il video diffuso in televisione fino al momento in cui la vittima affronta i suoi carnefici con estrema serenità -. È giusto che l'Italia intera non dimentichi, anche attraverso il riconoscimento ufficiale, quel sacrificio così doloroso proprio perchè così ingiusto». Va oltre l’onorevole Maurizio Fistarol, dell’esecutivo della Margherita, che aggiunge: «L'orgoglio di un Paese, quell orgoglio di cui l Italia ha un enorme bisogno per risalire la china si acquisisce anche rendendo omaggio a un semplice italiano, morto per mano di guerriglieri carnefici. La forma di questo omaggio può essere oggetto di discussione, non certo la sua opportunità».