Ma la sinistra scarica Padoa-Schioppa

Anche Finocchiaro (Ds) ammette: un sbaglio. Il Prc frena: materia complessa. L’opposizione: il ministro si dimetta

da Roma

Su Speciale scoppia l’ennesima bufera politica. Il premier ostenta serenità e ottimismo ma nella maggioranza si sprecano i mal di pancia. E nel governo sale l’imbarazzo: che fare? Ricorso sì o ricorso no? Dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso dell’ex comandante della Guardia di finanza contro la sua rimozione, l’opposizione insiste nel chiedere le dimissioni sia del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa che del suo vice Vincenzo Visco. La maggioranza lo difende, ma gira anche la voce che nella verifica di gennaio il ministro possa lasciare il governo.
Chiede la sua testa Pier Ferdinando Casini, sostenendo che con i suoi «interventi inappropriati ha destabilizzato la Rai ieri e oggi la Guardia di finanza». Gli stessi giudici amministrativi, infatti, hanno già bocciato Padoa-Schioppa sulla vicenda del consigliere della Rai Angelo Maria Petroni, ricorda l’azzurro Paolo Bonaiuti, eppure lui «non si dimette e neanche chiede scusa: un caso di prepotenza mai vista». Il governo «ogni giorno compie un’illegittimità», sbotta il leader della Lega Umberto Bossi. Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa è categorico: «In un Paese normale un ministro che sbaglia due volte dovrebbe avere la dignità di dimettersi». I centristi parlano anche di una mozione di sfiducia individuale per Visco. Per l’azzurra Isabella Bertolini dovrebbe essere Prodi a chiedere la testa del viceministro.
Tutte richieste «destituite di ogni fondamento», per il ministro di Rc Paolo Ferrero. Il comportamento di Padoa-Schioppa è stato «ineccepibile», insorgono i verdi. La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, però, riconosce che «sono stati commessi degli errori». Non politici, ma tecnici, degli «uffici che hanno scritto il provvedimento». Di dimissioni non vuole sentir parlare. Ricorda che Silvio Berlusconi non si dimise da premier dopo la bocciatura della Corte costituzionale di leggi volute dalla sua maggioranza e che Speciale è accusato di aver usato fondi pubblici per fini personali.
Il titolare dell’Economia non può fare da «capro espiatorio» per l’intero governo, osserva il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, che fu l’unico ministro a opporsi all’allontanamento del generale. Però, il governo dovrebbe avere «il coraggio e l’umiltà di ammettere che si è trattato di uno sbaglio giuridico». Per Speciale come per Petroni, interviene Antonio Polito del Pd, la responsabilità è del governo non del ministro dell’Economia, che in ambedue i casi «per un lungo periodo di tempo ha resistito a pressioni politiche», per sostituire i due interessati.
Sabato, riferendo alla Camera sulla vicenda, Padoa-Schioppa ha fatto capire che il governo si prepara a fare ricorso al Consiglio di Stato. Lo dà per scontato la Finocchiaro, verdi e Rosa nel pugno esortano a procedere al più presto, ma Franco Giordano non è d’accordo «perché questa è una materia delicata e complessa». Il segretario di Rc difende Visco e il suo impegno nella lotta all’evasione fiscale.
Proprio mercoledì al Tribunale di Roma si deciderà su uno dei tre procedimenti penali scaturiti dalla querelle tra Visco, Speciale e Padoa-Schioppa, per le pressioni denunciate dal generale. Il 18 settembre, a conclusione dell’inchiesta, la Procura ha chiesto l’archiviazione della posizione del viceministro, ma c’è stata opposizione e ora il gip dovrà esaminarla.
Intanto, che cosa succederà al vertice della Gdf? Maurizio Gasparri di An vorrebbe che Speciale tornasse al suo posto, ora occupato da Cosimo D’Arrigo. Ma per gli esperti il generale può puntare solo al risarcimento dei danni, che gli è stato negato dal Tar. Essendo andato in pensione, è estremamente difficile che possa rientrare in servizio per tornare a comandare le Fiamme gialle.