La sinistra scatena l’Ue contro Bagnasco

Stavolta gli attacchi alla Chiesa arrivano dall'Ue. La sinistra ha approvato un documento (presentato da Verdi e Prc) che, con la scusa di condannare i comportamenti omofobi, punta l'indice contro il presidente dei vescovi Bagnasco. Il voto ha scatenato l'indignazione dei vertici ecclesiastici che parlano di "attacchi ignoranti"

Roma - L’occasione l’ha fornita nuovamente il governo ultraconservatore polacco guidato da uno dei gemelli Kaczynski, in procinto di varare nuove leggi volte a punire «la propaganda omosessuale nelle scuole» e che arriva a ipotizzare anche «il licenziamento» degli insegnanti «che renderanno pubblica la loro omosessualità». Ma ancora una volta, l’aula del Parlamento di Strasburgo non ha perso l’occasione di martellare oltre che Varsavia, anche le reni al Vaticano e di esaltare le «diversità» sessuali, come quasi sempre accade anche grazie all’esistenza di una fortissima lobby trasversale che ne sostiene le ragioni.
Il colpo alla Santa Sede, in realtà, poteva anche essere più diretto e maligno. Nel testo di una mozione sull’argomento - primo firmatario Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione, insieme con Vittorio Agnoletto (Prc) e alla verde Monica Frassoni - era infatti citato con nome e cognome il neopresidente della Conferenza episcopale italiana monsignor Angelo Bagnasco come uno degli obiettivi da colpire per le sue critiche e i suoi commenti «discriminatori» nei confronti degli omosessuali. Un attacco diretto e inconsueto, fatto partire da eurodeputati italiani di sinistra, che però ha trovato uno stop due sere fa quando, in un incontro tra i gruppi prima del voto di ieri, si è riusciti a eliminare il riferimento. «Si era arrivati ad attribuire a Bagnasco frasi mai pronunciate a proposito dell’omosessualità!» hanno protestato il vicepresidente dell’Europarlamento Mario Mauro e il capogruppo Antonio Tajani, entrambi di Forza Italia. Le loro prese di posizione hanno fatto breccia nel Ppe prima, in altri poi. Tanto che per non rischiare la bocciatura della mozione, chi l’ha presentata ha accettato di eliminare il riferimento al capo della Cei, riuscendo a mantenere così l’impianto del testo.
Che ieri mattina è stato poi votato in aula con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astensioni. E in cui, accanto ad esplicite richieste al governo polacco di guardarsi dal proporre e dall’adottare misure quali quelle ipotizzate dal vicepremier e ministro della Pubblica istruzione Roman Gyertich e dal suo vice Miroslaw Orzechowsky, condanna senza mezzi termini «i commenti discriminatori formulati» sull’omosessualità «da dirigenti politici e religiosi» in quanto «alimentano l’odio e la violenza». E dunque per l’Europarlamento non si tratta tanto di condannare l’eventuale discriminazione nei confronti delle diversità, ma anche i «commenti». Di fatto, le posizioni della Chiesa cattolica che in Italia ma anche in altri Paesi, esprime di questi tempi esplicitamente la sua contrarietà nei confronti di patti o Dico.
Né la tutela dell’omosessualità da parte del Parlamento europeo finisce qui: nel documento votato ieri da socialisti(Ps), verdi, comunisti (Gue/Ngl) e liberali (Alde), si invita la commissione a «promuovere azioni giudiziarie contro Stati membri in caso di violazione» dei principi anti-discriminazione previsti dalla Ue. Ancora, gli Stati facenti parte dell’Unione sono invitati decisamente a proporre leggi che riconoscano come coppie anche quelle di uno stesso sesso. E questo nel quadro di un più elevato obiettivo, costituito - come si legge sempre nella mozione - dalla «depenalizzazione mondiale dell’omosessualità» in favore della quale d’ora in poi ogni 17 maggio sarà considerato «giornata internazionale contro l’omofobia».
Sempre nel documento approvato ieri si fa infine presente come la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia stabilito che il diritto alla libertà di riunione può essere esercitato «anche quando le opinioni sfidano la maggioranza della società». Per cui le autorità competenti di ogni Stato membro della Ue non solo sono invitate ad autorizzare i Gay pride, ma anche «a proteggere adeguatamente i partecipanti» per non contravvenire ai principi della corte.
Chiara e nitida la rottura col governo polacco ma dietro le righe è visibilissima la nuova frattura col Vaticano. Le cui conseguenze - dopo la delusione della Santa Sede per il mancato riferimento alle radici cristiane nella carta fondamentale della Ue - sono a questo punto tutte da valutare.