La sinistra scopre le carte e 220mila milanesi dovranno pagare l’Irpef

LE TASSE DI PISAPIA Arriva l’addizionale. Imposta di almeno 67 euro all’anno dai 33.500 lordi in su. Vertici di maggioranza ed emendamenti ma c’è accordo. L’Idv si asterrà dal voto. Il Pdl chiede di inserire il quoziente familiare

Lo show della sinistra andrà in scena fino a venerdì. Poi, tutti al mare, tanto i giochi sull’Irpef sono già fatti. Oggi in agenda c’è il braccio di ferro con il sindaco: convocato un vertice di maggioranza in cui i partiti alzeranno la voce perchè bisogna tutelare le fasce deboli dei cittadini». L’Idv anticipa che presenterà un ordine del giorno in aula per alzare la soglia dei graziati dall’addizionale almeno a quota 40mila euro, ma il consigliere di Di Pietro dovrà rassegnarsi e astenersi dal voto. La sinistra radicale, che punta addirittura a 50mila, dovrà suo malgrado votare sì. Ha già bocciato l’accordo sui terreni per Expo e fa pur sempre parte della maggioranza: smobiliterà le famose barricate annunciate dal portavoce della Federazione della sinistra per difendere pensionati e operai qualche giorno fa e si accontenterà di un’asticella dell’esenzione decisamente più bassa: 33.500 euro. Ieri in commissione è iniziato l’esame della delibera che introdurrà l’aliquota Irpef anche a carico dei milanesi che nei quindici anni di governo del centrodestra avevano potuto farne a meno. Oggi l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci torna davanti ai consiglieri di maggioranza e opposizione e da domani la «stangata» approda in aula. Maratona di sedute fino a venerdì quando la convocazione è a oltranza: la volontà bipartisan (e anche del sindaco) è di chiudere i lavori del consiglio e partire per le ferie, evitando di riunirsi il primo agosto. Uno show, visto che la partita è già chiusa. La delibera votata venerdì scorso dalla giunta prevede l’introduzione dell’addizionale allo 0,2% per incassare 41 milioni di euro (rientrano nella fascia 331.925 milanesi). Ma il Pd ha strappato di alzare la soglia a 33.500 euro - in pratica circa 25mila netti -, e garantisce che «di più non si può fare» con buona pace di Sel, Idv e sinistra radicale che vorrebbero salvare gli under 50mila e dovranno spiegarlo agli elettori. Sono 220.663 i milanesi che pagheranno quindi la nuova tassa di Pisapia (retroattiva a gennaio 2011), da un minimo di 67 euro all’anno in su. Il Comune incasserà quindi 35 milioni, 6 in meno di quanto è previsto nella delibera, ma li recupererà con l’aumento del biglietto Atm a 1,50 euro che verrà votato venerdì. La legge prevede un rincaro fino al 20%, in questo caso arriva al 50 e Palazzo Marino rischia lo stop della Regione, che sta esaminando il caso. La maggioranza fa presente che il biglietto singolo più caro sarà compensato dalla gratuità agli over 70 con reddito Isee inferiore a 16mila euro, la sostituzione dell’abbonamento studenti con quello «under 25», e il prezzo bloccato per l’annuale forse si potrà pagare anche a rate). «Vorremmo congelare anche il mensile - spiega l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran - o contenere il rincaro». Misure però rinviate al al voto dell’aula a settembre. Quando invece scatterà già l’aumento del ticket a 1,5. Tabacci insiste sulla necessità. Da qui a fine anno ha calcolato anche minori entrate da Ecopass per 2 milioni, 3,5 dalle multe rispetto al preventivo di Letizia Moratti. In commissione Pdl e Lega puntano invece sulla necessità sì, ma «di tagliare eventi e consulenze prima di chiedere sacrifici alle famiglie». In aula faranno ostruzionismo presentando odg e mozioni per introdurre il quoziente familiare nel calcolo dell’addizionale e l’esenzione per disabili e invalidi. Il consigliere Idv Raffaele Grassi anticipa che «anche la soglia a 33.500 è insufficiente, mi asterrò». Potrebbe scattare solo nel 2012 ed è rinviato quindi a settembre la discussione sull’Ici più cara per case di lusso e sedi di banche e assicurazioni proposta dalla capogruppo Pd Carmela Rozza.