La sinistra scopre il ceto medio «Tutela sotto i 40mila euro»

Benvenuto: certi redditi non hanno avuto nulla dalla riforma dell’Irpef. E Zapatero critica la manovra

a Roma

Niente aggravi Irpef per i redditi sotto i 40.000 euro. Pure dal centrosinistra si levano voci fortemente critiche nei confronti della Finanziaria. A proporre una serie di corpose correzioni è il diessino Giorgio Benvenuto, ex sindacalista ed ex segretario del Psi, oggi presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama. Benvenuto, in una lunga intervista all’Adnkronos, prima di tutto chiede una «clausola di salvaguardia» per tutelare i redditi sotto i 40.000 euro.
«Occorre vedere bene gli effetti della nuova curva proposta tenendo anche conto anche della trasformazione delle deduzioni in detrazioni sulle addizionali - dice Benvenuto - e comunque, se i benefici arrivano a 40.000 euro o riguardano il 90 per cento dei contribuenti come dice il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, per esserne certi meglio stabilire una clausola di salvaguardia fino a tale reddito. Nelle precedenti riforme una norma del genere era stata introdotta perché intervenendo in una materia complessa come quella fiscale può capitare che per alcune fasce ci possa essere un aggravio anche sotto i 40.000 euro. Occorre prevedere per questi contribuenti la possibilità di utilizzare la precedente normativa. Solo cosi si è certi che si evitano aggravi fino al tetto stabilito».
La tutela dei redditi sotto i 40.000 euro non è l’unica preoccupazione di Benvenuto. Un’altra nota dolente riguarda i cosiddetti «incapienti». «È una questione passata del tutto inosservata - denuncia Benvenuto - ci sono numerosi pensionati sociali con redditi bassi che non hanno ottenuto nulla con la riforma Tremonti e non ottengono nulla con la riforma Visco. Occorre introdurre una misura, simile al vecchio bonus incapienti che in qualche modo dia un riconoscimento a chi ha un reddito molto basso e che non può trarre benefici né dalla riforma Irpef né dagli assegni familiari». Per Benvenuto la Finanziaria non supera neppure l’esame in materia di imposta di registro, ipotecaria e catastale relativamente a successioni e donazioni. «Sulle successioni l’imposta deve gravare sui grandi patrimoni e non come si è fatto sugli immobili con una franchigia inferiore a quella della vecchia legge prima dell’abolizione decisa dal precedente governo», osserva Benvenuto che condivide, almeno in parte, le misure di contrasto a evasione ed elusione. A condizione però, precisa che il recupero di gettito sia destinato in maniera significativa alla «riduzione del prelievo nei confronti dei contribuenti che pagano le imposte». Ma le critiche alla Finanziaria del governo arrivano pure dall’estero. Proprio prima dell’incontro bilaterale di Madrid, il premier spagnolo Zapatero ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui indirettamente sollecitava il presidente del Consiglio in pieno stile Nanni Moretti «a fare qualcosa di sinistra». Se uno si propone come leader della sinistra dovrebbe fare riforme di sinistra, aveva detto in sostanza Zapatero. Prodi replica prontamente da Bologna spiegando a Zapatero che la sua finanziaria, più che di sinistra, «è di equità».
«Quali riforme di sinistra? Io parlo di equità - dice Prodi - la Finanziaria finalmente comincia a invertire un andamento che portava i ricchi a essere sempre più ricchi e soprattutto i poveri a essere sempre più poveri. Noi, in misura non certamente radicale ma con serietà, con la Finanziaria invertiamo questa tendenza».
Insomma il cammino della Finanziaria in Parlamento appare sempre più difficile anche per mancanza di accordo all’interno della maggioranza. Tocca al vicesegretario dello Sdi, Roberto Villetti, richiamare all’unità il centrosinistra. «Nel centrodestra è cresciuta la convinzione che si avvicini l’ora x per mandare a casa Prodi - dice Villetti - tutto ciò nasce dalla sensazione che le critiche all’interno stesso del centrosinistra alla manovra economica e finanziaria possano far scricchiolare la maggioranza e dalla speranza che i ristretti margini al Senato prima o poi determinino un incidente magari in uno dei tanti voti di fiducia». Villetti dunque invita gli alleati a non arroccarsi sulle proprie posizioni «aprendo ai necessari miglioramenti che vanno apportati alla Finanziaria e evitando di presentare come blindato un buon ddl qual è quello sulle tv».