La sinistra scopre che i magistrati si possono insultare

(...) Innanzitutto le prescrizioni. Molti degli imputati non dovranno più scontare alcunché, non dovranno mai rispondere di quanto hanno fatto a Genova e ai genovesi per la sopravvenuta prescrizione, quell’istituto della giustizia italiana che prevede che un cittadino non possa essere tenuta in balìa della magistratura per sempre. Quell’istituto che però significa colpevolezza certa se fa cadere ad esempio le accuse nei confronti di Berlusconi. Tutto bene, invece se manda libero Massimiliano Monai, per tutti «l’uomo della trave», colui che insieme a Carlo Giuliani assaltava la camionetta dei carabinieri in piazza Alimonda e che al processo doveva rispondere anche dell’assalto e del conseguente incendio di un furgone carico di carabinieri che in corso Torino hanno rischiato di bruciare vivi. Accuse sostenute anche da fotografie clamorosamente nitide che immortalavano Monai da ogni angolazione. Per lui, come per altri imputati la condanna è arrivata oltre tempo massimo. E viva la giustizia.
Abbasso invece la giustizia che si è ostinata a condannare dieci black bloc. «Questa non è una sentenza è una vendetta», ha sussurrato rispettosa Haidi Giuliani. «Una mostruosità giuridica in cui versa il diritto e la politica nel nostro paese», ha applaudito la magistratura Vittorio Agnoletto. «Sono sanzioni inflitte dagli stati autoritari contro i dissidenti», si adeguano senza reagire quelli del comitato «Piazza Giuliani». «Condanne abnormi, i giudici hanno usato due pesi e due misure», chiosa con un lessico tutto giuridico l’avvocato Laura Tartarini. Mentre Giuliani padre si accontenta di definire il tutto «una sentenza difficile da digerire, difficilmente comprensibile perché per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili». «I processi genovesi sono processi politici», sentenzia Rifondazione.
Nessuno ha invece messo in discussione la parte più «curiosa» della sentenza. L’Italia, lo Stato, vale si e no 23mila euro. Anzi, lo vale solo se sommato alla Banca Carige e a un privato cittadino. Tutte le parti civili che si erano costituite in giudizio per i danni subiti durante le devastazioni sono stati risarciti con 23mila euro. Non solo le vetrine delle banche, ma anche i danni al carcere e soprattutto quelli all’immagine internazionale dell’Italia valgono ben poco. Secondo la sentenza, l’immagine dello Stato non sembra conti un granché. E una sentenza si deve accettare. A volte.