«La sinistra secessionista vive di sogni»

«La secessione è possibile, subito. Per la Liguria e per tutte le altre regioni italiane».
Che fa, Alberto Gagliardi? Parla da leghista duro e puro? Proprio lei che, quand’era sottosegretario agli Affari regionali, ha contribuito alla legge di riforma della Carta costituzionale in senso federalista, ma non secessionista?
«Sono e resto un esponente di Forza Italia e mi batto, oggi come consigliere comunale di Genova, per gli stessi valori di prima. Ma, in questo caso, mi limito a fare una semplice constatazione, alla luce della normativa vigente».
Che c’entra la secessione?
«C’entra, eccome. La riforma del titolo V, parte seconda, della Costituzione, messa a punto in maniera raffazzonata e approvata in quattro e quattr’otto dal centrosinistra negli ultimi giorni della legislatura 1996-2001 per compiacere la Lega Nord (senza riuscirci), lascia la porta spalancata alla secessione».
È il caso di spiegarne la ragione.
«La ragione è una sola, fondamentale: nella legge approvata allora, e tuttora in vigore, manca la clausola fondamentale della tutela dell’interesse nazionale».
Il governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra avevano ripristinato la legalità.
«Infatti. La legge approvata nella scorsa legislatura, della quale mi sono occupato direttamente come sottosegretario, prevedeva appunto la prevalenza dell’interesse nazionale rispetto a quello delle singole Regioni. Purtroppo il referendum ha bocciato la normativa, riconsegnando al Paese la legge precedente, quella del centrosinistra. Che è decisamente secessionista».
Nessuna Regione l’ha ancora applicata.
«Ma solo perché aprirebbe un conflitto istituzionale, in cui la Consulta non potrebbe fare altro che dar ragione allo Stato, come stabilito chiaramente nei principi della Costituzione. Solo la Provincia autonoma di Bolzano usufruisce del federalismo fiscale: il 90 per cento delle risorse prodotte in loco tornano sul territorio. Ma lì la faccenda riguarda gli accordi Italia-Austria sull’Alto Adige, i contributi compensativi riconosciuti dal governo italiano dopo le tensioni della minoranza di lingua tedesca».
In teoria, però, nel resto d’Italia...
«Certo. Se le norme vigenti venissero applicate alla lettera, la Liguria ad esempio potrebbe trattenersi le tasse prodotte sul territorio, e impiegare i soldi, che so?, per il Terzo valico, il nodo di Genova, il tunnel subacqueo o anche, magari, la teleferica da Sottoripa a Castelletto o la monorotaia al posto della sopraelevata».
Sembra di cogliere un pizzico di ironia nei confronti dei progetti del sindaco Marta Vincenzi e del superconsulente Renzo Piano.
«Colga, colga. Questo libro dei sogni elaborato dall'architetto, con monorotaia e teleferiche, va di pari passo con le dichiarazioni del sindaco sul federalismo fiscale e la possibilità di usufruire del cosiddetto extragettito delle tasse prodotte dal porto per realizzare il Terzo valico. Progetti astrali, irrealizzabili. E nel caso del federalismo fiscale, addirittura anticostituzionali. Ma la Vincenzi sa di cosa sta parlando?».
Forse tenta di portare a casa qualcosa.
«Non scherziamo. La sua proposta è semplicemente assurda, inattuabile. Lei cerca incautamente di rovesciare il problema sulle spalle del presidente della Regione Claudio Burlando, incitandolo a fare una legge regionale che consenta di trattenere parte delle risorse prodotte in sede locale sottraendole allo Stato. Ma il sindaco dovrebbe ricordarsi che il potere dei Comuni comporta onori e oneri, e non si può scaricare questi sulla Regione. Senza considerare che uno dei più seri pericoli del federalismo vigente è quello di passare da un centralismo nazionale a un centralismo regionale».
Il centrodestra aveva rimesso le cose a posto.
«Se fosse cambiata la legge nel senso del provvedimento approvato nella scorsa legislatura e bocciato dal referendum, si sarebbe parlato di federalismo solidale, in un quadro organico di riforma istituzionale che prevedeva anche la diminuzione dei parlamentari (visto il decentramento delle competenze) e l’aumento dei poteri del presidente del Consiglio».
Allora Marta Vincenzi illude?
«E i genovesi che le credono resteranno delusi. Ci proverò io, dando battaglia nella Sala rossa, a smascherare le assurdità».