Sinistra senza vergogna Esulta e poi insulta

Dalla Bindi a Di Pietro, tutti intonano il solito tormentone delle dimissioni anticipate

Roma Quelli che esultano. Quelli che insultano. Quelli che come il cane di Pavlov saltan su a chiedere le dimissioni. Quelli che la sentenza sul lodo Mondadori vuol dire un sabato di allegria. Quelli che l’allegria, ça va sans dire, è il Cav che inciampa, che soffre, che paga multe a nove zeri.

Il fatto è che la sinistra proprio non ce la fa a mascherare la soddisfazione per la condanna della Fininvest di Silvio Berlusconi al pagamento di 560 milioni alla Cir di Carlo De Benedetti. Una di quelle che sembra spassarsela alla grande è la presidente del Pd Rosy Bindi. «È una sentenza - gongola - che come tutte le sentenze esecutive deve essere rispettata. Ho visto che faranno ricorso in Cassazione. Auguri. Intanto dovranno comportarsi come tutti i normali cittadini». E poi: «Da questa sentenza abbiamo capito chiaramente che quella norma messa in Finanziaria non era per tutti gli italiani, ma era per un italiano, guarda caso sempre lo stesso». E come resistere alla tentazione di invocare - quasi evocare - la caduta di Berlusconi? «È arrivato il tempo - profetizza la Bindi - di chiudere questo ventennio, definitivamente, sul piano politico, sul piano economico e su quello civile, culturale, morale». Il suo compagno di partito Vincenzo Vita, senatore e membro della commissione di vigilanza Rai, si traveste da pitbull: «Dobbiamo vigilare nelle prossime ore di discussione in Senato sulla manovra economica perché non vi sia qualche colpo di mano camuffato in un qualche articolo del testo del decreto di Tremonti». È come nei fumetti: i cattivi non muoiono mai.

È il sabato del villaggio anche per Antonio Di Pietro, che stavolta non finge nemmeno quel savoir faire inaugurato nelle ultime settimane: «Se è vero come è vero che Berlusconi è stato condannato in appello per danni causati a un altro gruppo imprenditoriale, significa che lui ci ha guadagnato illecitamente e l’altro ci ha rimesso. È inutile che Berlusconi e i suoi tentino di buttarla in politica, qui siamo solo di fronte a comportamenti truffaldini gravissimi». Chiosa irrinunciabile, la richiesta di dimissioni del Cav: «Solo in Italia nel giorno della condanna per avere truccato le carte e corrotto un giudice il presidente del Consiglio non sente il dovere di dimettersi. È un’anomalia tutta italiana». Si uniscono al facile coro i suoi dell’Idv. Felice Belisario ha niente di meno che un suggerimento per il premier. Indovinate quale? «Invece di continuare ad avvelenare la politica italiana come sta facendo da 17 anni, anticipi il suo già annunciato ritiro dalla politica e si concentri sui numerosi procedimenti a suo carico».

E Luigi Li Gotti tira in ballo Angelino Alfano e si fa prendere la mano dagli aggettivi: «Il novello neofita Alfano, affascinato dall’onestà (a parole) potrebbe pur dire, ad esempio, che i giudici non si comprano e le sentenze si rispettano».
Salti di gioia anche nella terra di nessuno del Fli. Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario dei deputati finiani, quasi scrive sul marmo: «La sentenza dei giudici di Milano dimostra che il nostro è ancora uno Stato di diritto». Evviva. Premio alla sincerità infine al web magazine «Il Futurista» diretto da Filippo Rossi, che titola: «Berlusconi condannato? E noi festeggiamo». Cameriere, champagne.