La sinistra si divide anche sull'analisi del voto

Prodi si dichiara non soddisfatta dall'esito delle urne ma al contempo difende l'operato del governo. Mentre per l’ala radicale
dell’Unione viene premiata la sinistra e dato uno smacco al Pd, per Ds e Dl invece si
evidenzia proprio la necessità di accelerare sulla nascita del Pd

«È chiaro che non sono soddisfatto», ma l’esito delle amministrative era «un risultato atteso», perchè «un premier serio non si aspetta i risultati» delle sue politiche «dopo il primo anno di governo, ma a fine legislatura». Romano Prodi tira le somme all’indomani dei risultati del voto, ma difende l’operato del suo governo: la priorità «è guarire il Paese» e per farlo occorrono «sacrifici». Del resto, «non non mi interessa nulla di una effimera popolarità» afferma, e soprattutto «non voglio avere la responsabilità» di sfasciare l’Italia. Certo, riconosce Prodi, dal voto di ieri si evidenzia «una difficoltà del Nord», che «per noi è una priorità, ci lancia una bella sfida ed io sono tranquillo» perchè il governo sta mettendo in campo politiche efficaci.

Quanto alla richiesta di dimissioni arrivata da Silvio Berlusconi, Prodi la rispedisce al mittente: «lui avrebbe dovuto darle per quattro volte nella sua legislatura». Ma il voto amministrativo divide la maggioranza sull’analisi: mentre per l’ala radicale dell’Unione viene premiata la sinistra e dato uno smacco al Pd, per Ds e Dl invece si evidenzia proprio la necessità di accelerare sulla nascita del Pd. Dice infatti il segretario Ds Fassino: «È un voto che sarebbe errato sottovalutare e che sollecita governo e centrosinistra a uno scatto. E serve uno scatto nella costruzione del Pd». Dello stesso avviso Francesco Rutelli: «Non c’è stato alcun premio alla sinistra radicale. Certo il risultato dell’Ulivo è stato insoddisfacente», ma il voto di ieri dice che bisogna «imprimere una vigorosa accelerazione» sui tempi della costruzione del Pd e sulla scelta del leader. Pronte le repliche della sinistra: per il segretario del Prc Franco Giordano «non si può più andare avanti così, c’è bisogno di un salto di qualità perchè il voto del nord non è una campanella d’allarme ma una campana».

Il voto evidenzia che «l’Italia ha bisogno di una sinistra alternativa mentre osservo che il Pd viene colpito al primo vaglio elettorale». Ancora più duro il leader di Sd Fabio Mussi: «è stata una debacle per il Pd, e se vale come una consolazione le liste e i candidati che hanno un chiaro profilo di sinistra hanno avuto in tutta Italia dei buoni risultati». E il segretario del Pdci Diliberto avverte: «serve un vertice di maggioranza, non voteremo un Dpef a scatola chiusa». Il leader dei Verdi Pecoraro Scanio rincara la dose: «L’area arcobaleno, che ha parlato di programmi e temi concreti e non di contenitori, esce rafforzata da questo voto. Si deve riflettere su questo dato e bisogna evitare tentazioni egemoniche da parte del Pd». Per il leader Idv Antonio Di Pietro «piaccia o no, il risultato delle amministrative ha una valenza politica», mentre il segretario dell’Udeur, Clemente Mastella, chiosa: le elezioni amministrative dimostrano che il Pd è un «partito che non c’è».