«La sinistra? Si finge puritana per sputtanare»

«Puritanesimo? Per l’amor del cielo... E non parliamo nemmeno di neo-puritanesimo. Né l'uno né l’altro hanno del resto mai fatto parte del bagaglio culturale italiano».
Allora, Carlo Rossella, come lo chiamerebbe questo strano venticello che sembra solleticare il Paese sulla scia del cosiddetto «caso Noemi»?
«Direi prima di ogni cosa che questo un “caso” non è e non lo è mai stato», puntualizza l’attuale presidente di Medusa Film, ma soprattutto l’ex giornalista e direttore di lungo corso, dalla carta stampata alla tv.
Su questo siamo d'accordo, ma mi faccia ritornare alla domanda: come lo chiamerebbe lei questo venticello?
«Lo chiamerei “neo-sputtanesimo”, ovvero l’unico puritanesimo che questo Paese è in grado di produrre, un puritanesimo all’amatriciana, alle vongole».
Eppure c’è stato chi ha tirato in ballo gli Usa e il caso Lewinsky. Lei che l’America la conosce molto bene…
«Io che la conosco molto bene, dico che sono entrambi paralleli fatti a sproposito, da gente che “vuo’ fa’ l’americana, ma che è nata in Italy”. Anzitutto perché oltre Oceano il puritanesimo è sì qualcosa di profondamente radicato. Ma torna a sproposito anche il riferimento al caso Lewinsky, sia per come fu vissuto in America, sia per l’inesistenza, come ho già detto, di un analogo caso italiano. Sono i soliti due pesi e due misure della nostra sinistra».
Ovvero?
«Ma ce lo ricordiamo il regista Woody Allen sposatosi con la giovanissima figlia adottiva? Negli Stati Uniti fu stroncato dalle critiche, da quel puritanesimo che come ho detto è radicato nel Paese. Mentre in Italia, allora, quella sinistra che tanto lo amava lo accolse da trionfatore».
Appunto, la sinistra italiana. Non trova curioso che a usare veementi toni puritani da “Lettera scarlatta”, quasi si dovessero mettere al rogo delle presunte streghe, sia proprio la sinistra.
«A ben vedere non è poi così curioso. Si tratta di una tradizione del nostro comunismo, soprattutto se intriso di cattolicesimo. Quel catto-comunismo che fu protagonista anche in passato di episodi di caccia alle streghe e di killeraggio moralistico».
Intende riferirsi a Mani pulite e dintorni, con quel diffuso atteggiamento da tricoteuses sferruzzanti sotto la ghigliottina in attesa di vedere rotolare nel cesto qualche testa mozza?
«Certo, voglio ricordare quel periodo, ma anche gli attacchi a leader come Andreotti o Craxi. Attacchi che ora si sono concentrati su Berlusconi. E voglio riferirmi anche a episodi che vanno ben più indietro nel tempo, per esempio a quello che fu l’annientamento politico del vicesegretario della Dc degli anni Cinquanta, Attilio Piccioni, demolito attraverso il forzoso coinvolgimento del figlio Piero nel Caso Montesi. Anche allora ci fu chi, guarda caso il giornale comunista Paese Sera, approfittò di una povera ragazza per travolgere uno degli uomini politici più puliti d’Italia, quello che avrebbe dovuto essere l’erede di De Gasperi».
Ben diverso è stato l’atteggiamento della stampa americana nel caso Lewinsky.
«Che fu appunto americana, ossia puritana. Anche se la differenza tra le due vicende non finisce lì, dato che Hillary Clinton in quell’occasione si guardò bene dallo scrivere una lettera pubblica al New York Times, ma affrontò le telecamere accanto a Bill, mano nella mano, mentre il marito confessava al Paese la sua colpa. Marito che poi lo scorso anno l’ha sostenuta nella campagna presidenziale. Tutta un’altra storia, la nostra. I fatti stanno infatti dimostrando che Berlusconi non ha proprio nulla di cui doversi giustificare».
Da noi, “Repubblica” ha tirato fuori dal cilindro questo fidanzatino di Noemi…
«Sì, questo Gino, dipinto quasi come una specie di angelo vendicatore della loro presunta Watergate sotto il Vesuvio. Mi viene da ridere. Un fidanzato inventato, costruito a tavolino, con straordinaria tempistica... Sai quanti altri fidanzatini così puoi tirare fuori a Napoli? Uno, nessuno e centomila... Mi auguro soltanto che questo Gino, adesso, qualche partito della sinistra non lo voglia magari candidare alle elezioni europee».
Questa è decisamente buona.
«Appunto, perché è proprio all’arma dell’ironia che bisogna massicciamente ricorrere se vogliamo abbattere il “neo-sputtanesimo” della sinistra. Come si dice? Una battuta li seppellirà».