A sinistra si grida: «Ognun per sé, nessun per Prodi»

Arturo Diaconale

Domenica Fischella si candiderà con la Margherita. Non lo farà perché convertito al super-convertito Francesco Rutelli ma in odio ad Alleanza nazionale ed in ostilità a Silvio Berlusconi. La sua non sarà una candidatura di schieramento ma, come l’ex promotore della «svolta di Fiuggi» ha tenuto a sottolineare, sarà una candidatura tesa a garantire il diritto di tribuna. Ovviamente il suo.
Il «caso Fischella» non è isolato. E non è la spia di una nuova forma di trasformismo. Al contrario, è la testimonianza di un fenomeno talmente diffuso all’interno del centrosinistra da renderlo una delle peculiarità dell’Unione nell’attuale campagna elettorale.
Anche Clemente Mastella, infatti, pur confermando di fare parte dello schieramento prodiano, ha tenuto a sottolineare che la sua non deve essere considerata una piena adesione politica ma un semplice accordo contingente teso ad assicurare un congruo diritto di tribuna all’Udeur. Mastella, infatti, non promette che i suoi futuri cinque parlamentare garantiranno la massima solidità e la più lunga durata dell’ipotetico governo di Romano Prodi. Assicura, al contrario, che la pattuglia dell’Udeur si batterà in favore delle posizioni moderate e centriste e contro ogni forma di deriva estremista o laicista che Rifondazione comunista e la Rosa nel Pugno tenteranno di determinare nel centrosinistra.
Una volta assicurata la «tribuna», in sostanza, Mastella ed i suoi si sentiranno liberi da ogni vincolo di coalizione e si muoveranno solo in funzione della difesa della visibilità parlamentare conquistata.
Lo stesso, e forse in maniera addirittura più marcata, vale per la Rosa nel Pugno, il partito nato dalla fusione di radicali e Sdi (ma forse sarebbe meglio parlare di annessione dei socialisti di Enrico Boselli al partito di Marco Pannella). Emma Bonino ha detto chiaro e tondo che la ragione sociale della nuova formazione laico-socialista sarà quella di essere la «spina nel fianco» dei catto-comunisti dell’Unione.
Ed in questo modo, tenendo conto che il tratto distintivo dello schieramento prodiano è proprio la cultura catto-comunista, ha lasciato intendere che anche per i radicali (ed i socialisti boselliani) l’alleanza con Margherita , Ds ed ultra-sinistra non è politica ma tecnica. Serve solo ad assicurare alla Rosa nel Pugno un adeguato «diritto di tribuna» da utilizzare nella prossima legislatura non a difesa di Prodi e della sua coalizione ma di Pannella e del suo partito.
Più chiaro di tutti, infine, Bobo Craxi, che dopo aver cercato l’accordo con Pannella e Boselli, non aver chiuso l’intesa con i Ds e non aver trattato con la Margherita, ha preannunciato un compromesso «tecnico» con Mastella ed i repubblicani della Sbarbati per ottenere il suo personale «diritto di tribuna» con cui tornare in Parlamento.
Ma la formula «diritto di tribuna» equivale alla formula «mani libere». Il che significa che il tratto distintivo del centrosinistra sarà l’«ognuno per sé, nessuno per Prodi». Ovverossia, dal diritto di tribuna alla tribuna dei dritti!