La sinistra si ribella all’Ulivo: «Hanno lottizzato la Sanità»

Bagarre sui direttori generali. Comunisti, Verdi e Rifondazione: «Non ci stiamo». Forza Italia: «Nomine da prima Repubblica»

Paola Setti

Dice Claudio Burlando il presidente che sulle nomine della Sanità «non ci sono state decise trattative politiche». Dev’esser quindi il caso, se la partita dei direttori generali di Asl e ospedali si è chiusa con un quattro a quattro fra Ds e Margherita. Se Forza Italia grida alla «lottizzazione dei vecchi tempi» e se persino Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi dicono chiaro che «non va bene» perché «avremmo dovuto dare il senso di un profondo cambiamento e invece ancora una volta l’impressione è di una spartizione interna a Uniti nell’Ulivo».
Ieri Burlando ha ringraziato l’assessore alla Sanità Claudio Montaldo per aver «agito nei tempi giusti e con le modalità giuste». E ha ribadito che no, le pressioni del consiglio regionale non sono state prese in considerazione, perché «le posizioni politiche sono legittime, ma queste nomine erano prerogativa della giunta». È seguita l’illustrazione dei criteri, appunto, della scelta. Spiega Montaldo che alcune «belle professionalità», come quella dell’ex viceprefetto Narcisa Brassesco, sono state lasciate da parte perché si volevano privilegiare «l’esperienza e la competenza nel settore». E che la linea guida è una sola: inversione di rotta rispetto alla precedente legislatura. Basta con la competitività fra strutture, la parola d’ordine è collaborare e anche gli obiettivi delle singole aziende verranno sì negoziati con i direttori, ma sempre «nell’ambito degli indirizzi generali della Regione», con tanto di «adeguato coinvolgimento della commissione consiliare». Per dare un segnale di cambiamento la Margherita aveva chiesto le teste di tutti gli otto direttori. Ne ha ottenute sei, «un considerevole rinnovamento, il 75 per cento» insiste Montaldo, perché due, Gaetano Cosenza e Lionello Ferrando, restano al San Martino e a Villa Scassi. Anche qui dev’essere il caso che siano di area Ds. «Cambiando tanto, abbiamo ritenuto di mantenere due punti fermi in due realtà fondamentali» spiega infatti Montaldo. E poi, aggiunge Burlando, «sono due ospedali in piena trasformazione».
Solo che è già bagarre. «Alla faccia della discontinuità sono stati riconfermati due direttori in base a non si capisce quali criteri» accusano i capogruppo di Forza Italia in Regione e Comune Luigi Morgillo e beppe Costa. Ancora di pèiù si indigna la sinistra: «La logica spartitoria rende difficile ogni immagine di rinnovamento e quel che è peggio ogni pratica autentica di cambiamento - scrivono i capigruppo di Prc, Pdci e Verdi -. Le forze politiche di maggioranza che non stanno nell’Ulivo non sono più disponibili a subire processi decisionali che non prevedano una politica condivisa capace di evidenziare un’alternativa esplicita al sistema di potere proprio della destra». Fra le polemiche, i nuovi direttori generali prenderanno posto il primo luglio. I quattro diessini sono, a parte Cosenza e Ferrando, Renata Canini, che dal Santa Corona di Pietra Ligure va alla Asl 1 di Imperia, e Roberto Malucelli, l’unico «foresto» fra i nominati, che viene dalle Asl di Latina e Siena e va alla Asl 5 della Spezia. Gli altri sono di area Margherita. Alla Asl 2 di Savona Franco Bonanni da direttore di dipartimento diventa direttore generale. Alla Asl 3 di Genova arriva Alessio Parodi, oggi direttore di dipartimento al Galliera. A guidare la Asl 4 sarà Paolo Cavagnaro, responsabile di dipartimento nella stessa Asl chiavarese. Al Santa Corona prende il timone Flavio Neirotti, che ne è già direttore amministrativo. Verranno nominati il 20 luglio invece i direttori generali della Regione. Se Guiducci, Profiti, Lorenzani, Crupi e Murgia restano al proprio posto e Della Casa arriva da Filse al Lavoro, per gli altri sei, che verranno scelti fra il personale interno, servirà un avviso e la giunta deciderà l’8 luglio quali richieste accogliere.
Lascia il suo posto di capo di Gabinetto invece Carlo Isola, che, sotto indagine per una questione di appalti, ha scritto a Burlando di voler tornare in Comune. «Ci sono passato anch’io e capisco - dice Burlando -. Ma la considero una scelta temporanea, perché la mia giunta vorrebbe avvalersi della sua professionalità».