La sinistra si tura il naso ma pensa al boicottaggio

È stretta la tenaglia in cui si dibatte la sinistra dell’Unione. Ha dovuto ingoiare il decreto «razzista» sulle espulsioni solo «per lealtà al governo» come spiega il capogruppo di Rifondazione Migliore. E soprattutto perché Fausto Bertinotti ha imposto ai suoi di frenare il malumore: «Se diciamo no, si rischia la crisi di governo». Che invece va evitata in ogni modo, adesso, perché sarebbe la pietra tombale del progetto che al presidente della Camera sta a cuore più di ogni altro, ossia la costruzione della «Cosa Rossa». Martedì prossimo il decreto arriverà all’esame del Senato, in commissione. «Cercheremo di emendarlo, lasceremo libertà di coscienza», spiega il capo dei senatori Russo Spena. Così com’è, difficilmente i senatori della sinistra lo voteranno, e la speranza è che si areni, tra finanziaria e welfare, e non si arrivi mai al voto. Ma continuare a tenere una linea governativa è sempre più difficile, come dimostrano il malessere che ormai tracima dalle colonne di «Liberazione» e le frustrazioni dei parlamentari. Che si sentono sottoposti alle continue «provocazioni a freddo» di chi (Dini sui precari, Di Pietro sul G8) «vuole esasperarci fino a farci uscire dal governo». E guardano con timore ai prossimi mesi: se mai il governo riuscisse a superare indenne la Finanziaria, le pressioni della «destra» dell’Unione per un Prodi bis con un nuovo programma «riformista» di impronta veltroniana si moltiplicheranno. E a quel punto, Rifondazione dovrà fare una scelta difficilissima.