La sinistra snobba il ricordo delle foibe e offende gli esuli

La Regione: «Un minuto di silenzio perché così vuole il governo»

(...) per capire, anche, perché ieri a mezzogiorno al cimitero di Staglieno a deporre la corona tricolore al cippo dei Martiri delle foibe ci fossero, al solito, soloGianni Plinio il capogruppo di An in Regione, Alfio Barbagallo il presidente provinciale di An e Massimiliano Santoro il presidente dell’Azione Giovani. «Non un fiore da parte di Giuseppe Pericu - accusa Plinio -. C’era da aspettarselo da un sindaco che ha negato l’intitolazione di una via a un concittadino eroico come Fabrizio Quattrocchi e che non ha mai trovato un momento per inaugurare lo spazio dedicato ai caduti di Nassiriya». E c’è da credere che non riscuoterà molto successo anche la proposta di An ai sindaci di dedicare una via, una piazza o un giardino alla memoria dello sterminio di 15mila persone, «non per spirito di vendetta ma di giustizia e verità».
Scrive l’ultimo numero del Cittadino che la verità sulle foibe è stata «accantonata per mezzo secolo anche con l’avallo dei politici statunitensi, che videro in Tito un buon alleato contro l’Urss quando, nel 1948, ci fu una rottura fra lui e Stalin». E che solo negli ultimi anni si è cominciato a svoltare pagina, «anche su iniziativa degli ex comunisti».
Infatti ieri non sono mancati gli interventi da parte degli amministratori di centrosinistra in tutta Italia. Valter Veltroni il sindaco di Roma ha reso omaggio in Campidoglio alle vittime delle foibe, in un’aula affollata di esuli istriani e dalmati, con il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e quello della Regione Lazio, Piero Marrazzo e il presidente del consiglio comunale Giuseppe Mannino: «Questa è la storia di tutti gli italiani, questa è la nostra identità - ha detto Veltroni -. Qui i giochi della politica non devono entrare. Su tutto questo non è necessaria la furbizia, non i piccoli calcoli di convenienza ma l’onestà, la responsabilità e l’unità: del Paese, delle istituzioni, di tutte le forze politiche». Identico richiamo è venuto dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, mentre il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ha voluto ricordare l’eccidio con una gigantografia davanti e Palazzo Valentini.
In Liguria silenzio. E liti. La Regione, lo dice la legge del 30 marzo 2004 che istituisce il «Giorno del ricordo», avrebbe dovuto favorire «studi, convegni, incontri e dibattiti» per «conservare la memoria di quelle vicende». Invece, il solo evento è stato quello che si è tenuto ieri pomeriggio in consiglio regionale, la premiazione di trenta studenti delle scuole medie superiori vincitrici del concorso regionale «Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli» che è giunto alla sua quinta edizione perché fu il centrodestra a istituirlo, quando governava la Regione. Prima del premio, un pellegrinaggio ai sacrari di Basovizza e Monrupino, è andato tristemente in scena lo screzio. L’assessore alla Cultura, il socialista Fabio Morchio, ha detto che, insomma, non bisogna dimenticare anche il comportamento dell’esercito italiano alla fine della guerra, e che, in fondo, adesso la speranza è di poter superare le divisioni, visto che Croazia e Slovenia potrebbero entrare a far parte dell’Unione europea. Il professor Claudio Eva, docente dell’Università di Genova ed esule da Pola, ha replicato duramente: «Avevo preparato un intervento ma di fronte alle parole di chi mi ha preceduto devo precisare alcuni aspetti». Ecco. Per esempio che i primi eccidi iniziarono il 9 settembre 1943, quando ancora l’esercito italiano non aveva mosso un dito. E che no, non si può dimenticare né minimizzare una tragedia così grande in nome di un vogliamoci bene nell’Unione europea. In aula brillava per l’assenza Rifondazione Comunista, ma anche l’assessore e il capogruppo dei Comunisti Italiani Enrico Vesco e Tirreno Bianchi. Mancava all’appello il presidente dell’Assemblea, Mino Ronzitti, per impegni istituzionali, mentre il presidente della Giunta Claudio Burlando s’è palesato per pochi minuti senza prendere la parola.
L’importanza della Giornata sta nelle parole di Franco Rocca, lista Biasotti: «Stamattina ero in una scuola di Busalla per la commemorazione. Il preside ha confessato che solo negli ultimi anni ha imparato qualcosa delle foibe». Il preside.