«Sinistra spaccata, lascio l’Idv Pisapia rischia la fine di Prodi»

Roberto Biolchini, consigliere provinciale, ex vicesindaco di Pioltello, cattolico democratico, l’Italia dei Valori ha preso malissimo il suo addio.
«Mi chiamano Scilipoti. Io lascio l’Idv per passare a un partito, l’Udc, che è all’opposizione a Pioltello, a Milano, in Provincia. Non ho convenienze».
Cosa l’ha spinta allora?
«Ragioni politiche. Io stavo nel Ppi di Martinazzoli e nella Margherita. Non volendo aderire al Pd sono entrato nell’Idv. Ora vedo che un conto sono le proteste, ma è con le proposte nascono i problemi».
Non la convinceva questo centrosinistra?
«Se la prospettiva è quella di Vasto (il patto Pd-Sel-Idv, ndr), e dell’Ulivo 2 non mi interessa. Possono anche vincere, ma governare è un’altra cosa».
Vale anche per la maggioranza di Milano
«Io stimo Giuliano Pisapia, ma mi sembra che debba affrontare già diverse situazioni critiche, e sono benevolo. Frammentazioni nel Pd e nella maggioranza. Il rischio è arrivare all’Unione di Prodi. L’intenzione di tenere insieme cose inconciliabili rischia di produrre effetti nefasti».
Ma il problema qual è? Conciliare i settori moderati e la sinistra cosiddetta radicale?
«Abbiamo Boeri che discute con altri assessori, poi il Pd che discute con i partiti. Non so se siano le scelte politiche o personalismi il problema. Io vorrei metterla sul piano politico ma anche il programma prevede cose evidentemente non ponderate».
Il sindaco ha la forza di governare tutte queste spinte?
«A Milano ci sono così tanti interessi e aspettative. Non so se Pisapia è un idealista che si scontra con una realtà del genere o se non era preparato e non sapeva a cosa sarebbe andato incontro. O la situazione trova una sintesi o l’esempio è quello dell’Unione di Prodi, con interessi inconciliabili e un cartello elettorale che non realizza il programma»
Ora il suo nuovo partito, l’Udc, è al centro di aperture e messaggi espliciti del Pdl.
«Mi sembrano messaggi funzionali al dibattito interno al Pdl. Ma io sono l’ultimo arrivato. Se il mio segretario riterrà di poter collaborare...».