La sinistra: spazzeremo via le nuove norme sulla droga

Pannella studia due referendum. Bindi e Turco: fra le prime misure da cancellare. Giovanardi risponde a Prodi: parla sempre per sentito dire

da Roma

Referendum o abrogazione diretta non appena l’Unione andasse al governo. Marco Pannella, i radicali e la sinistra si scagliano contro la legge sulla droga appena approvata dal Senato come maxiemendamento al provvedimento sulle Olimpiadi 2006. Il disegno di legge, fortemente voluto dal ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, dovrà ora passare al vaglio della Camera. Sotto accusa sia il metodo con il quale è stato approvato il ddl (sotto forma di maxiemendamento e ponendo la fiducia) sia il contenuto: l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti e l’abolizione del concetto di uso personale.
A Pannella piace talmente poco che ha in mente non uno ma addirittura due referendum abrogativi. Il leader radicale (che da cinque giorni pratica lo sciopero della sete per protestare contro le procedure per la presentazione della sua lista, la Rosa nel Pugno, alle prossime elezioni) annuncia che la campagna referendaria partirà ad agosto con la raccolta delle firme mentre i quesiti verranno deposti a fine settembre. «Se in Italia ci fosse stata una vera cultura liberale nelle istituzioni, i presidenti di Camera e Senato, quali garanti del Parlamento, non avrebbero mai dovuto permettere che una legge di questo genere fosse contenuta in un provvedimento sulle Olimpiadi - attacca Pannella -. Ci siamo messi a studiare la normativa sulla quale dovremo decidere come procedere e alla quale occorre rispondere non con uno, ma con due referendum, in modo che la vigente leggiaccia e i suoi recenti peggioramenti apportati dal ddl Fini vengano giudicati dagli elettori».
Se dovesse andare al governo l’Unione comunque non ci sarà bisogno neanche di un referendum visto che Livia Turco e Rosy Bindi, responsabili Welfare rispettivamente della Quercia e della Margherita, garantiscono che come prima iniziativa abrogherebbero la legge Fini sulla droga. «Se vinceremo le elezioni, uno tra i primi provvedimenti che prenderemo sarà quello di abrogare la legge sulla tossicodipendenza approvata ieri dal Senato», assicurano entrambe.
Almeno su questo punto, l’abrogazione della legge, dunque l’Unione è davvero tale visto che sugli altri, dai Pacs alla politica economica, è divisa. Alla Turco e alla Bindi replica duramente il ministro della Salute Francesco Storace. «La proposta di abrogare la legge antidroga è grave e minacciosa - dice Storace -. Se alle parole dovessero seguire le azioni, per i giovani si tornerebbe a considerare un diritto drogarsi; resterebbero impuniti spacciatori e trafficanti e si costringerebbero i tossicodipendenti a vedersi privati del diritto al recupero a una vita civile».
Le critiche comunque non scalfiscono la determinazione della maggioranza ad andare avanti. A Romano Prodi, che attacca la fretta con cui sarebbe stato approvato il ddl e il suo inserimento in un provvedimento non omogeneo, replica il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi. «Prodi parla sempre per sentito dire - accusa Giovanardi -. Non sa che il decreto legge nel quale ieri sono state inserite le norme sulla droga riguardava le Olimpiadi di Torino e le disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti recidivi». Per Maurizio Gasparri di An «la legge si farà e non sarà cancellata né dalla sinistra in Parlamento né da Pannella con un referendum». Il portavoce di An, Andrea Ronchi, giudica «legittimo il referendum» ma si dice pure certo che i cittadini direbbero no a una eventuale abrogazione.