La sinistra trova il colpevole: "Rovinati da Padoa-Schioppa"

«Lavoro e pensioni ci sono costati la sconfitta» E Berlusconi ironizza su Orlando che lamenta brogli

Roma - Chi lo ha sentito ieri per telefono da Arcore, racconta di un Berlusconi molto divertito. Soddisfatto per la vittoria in Sicilia, certo, ma pure piuttosto ironico verso Orlando che ancora ieri sera ripeteva che «senza brogli, clientele e manipolazioni Palermo avrebbe un altro sindaco». Un j’accuse che alle orecchie del Cavaliere non poteva passare inascoltato, visto che è dal giorno dopo la vittoria di Prodi che l’ex premier parla di elezioni «falsate e manipolate». «E visto che a lui che ha perso solo dello 0,06 per cento gli hanno dato del pazzo e detto di tutto - riferisce uno degli interlocutori - non poteva che sorridere delle lamentele di Orlando che ha preso un distacco dell’8 e passa per cento». Non è un caso che Angelino Alfano, coordinatore siciliano di Forza Italia, paragoni il fondatore della Rete a «quei bambini viziati che quando perdono sul campo bucano il pallone e scappano». O che l’azzurro Gregorio Fontana, capogruppo nella giunta elezioni di Montecitorio, lo inviti a «lasciar perdere» perché «il distacco è incolmabile».
Il centrodestra, intanto, continua a gustarsi la vittoria. Con il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che dice di condividere il giudizio di Berlusconi che ha parlato di «avviso di sfratto». Perché, spiega, «non è possibile che quando la sinistra vince le amministrative hanno un grande valore politico e quando le perde sono un test locale». Anche se Casini dubita che Prodi «possa seguire» l’invito ad «andarsene a casa». E mentre l’ex premier spagnolo José Maria Aznar spalanca le porte del Ppe ad An e dice di vedere in Fini «il leader del futuro», il capogruppo di An a Montecitorio La Russa paragona il voto siciliano a «una valanga che sale». E pure Gasparri parla di «ottimo risultato» e «governo politicamente morto», mentre il quasi dissidente Storace punta il dito sui «32mila voti persi da An» rispetto a un anno fa (a Palermo città si è fermata al 6,4 per cento contro il 9,3 delle tre liste autonomiste dell’Mpa). Soddisfatta anche la Lega. Con Maroni che parla di «primo set» finito «6-0 per il centrodestra» e Calderoli che fa l’americano: «Per dirla alla yankee, Prodi go home». Nella maggioranza, invece, sono in molti a puntare il dito contro Padoa-Schioppa. Soprattutto nella sinistra radicale, Pdci in testa. «Meno Padoa-Schioppa - dice il capogruppo alla Camera Pino Sgobio - e più attenzione a pensionati, lavoro e salari». Gli fa eco il presidente dei deputati di Rifondazione Gennaro Migliore, convinto che nell’Unione si debba «aprire una seria riflessione» perché «su equità e giustizia sociale bisogna fare di più». E pure il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani non lesina critiche al ministro dell’Economia. Difeso, invece, dal titolare delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e dal senatore della Margherita Enzo Bianco.
Orlando, intanto, continua a chiedere che «sui brogli sia fatta piena luce» auspicando «una Commissione d’inchiesta sulla libertà di voto nel Mezzogiorno». Che, ci mancherebbe altro, dall’85 al ’97 - quando fu eletto sindaco per ben tre volte - era liberissimo. Tanto che pure un centinaio di aderenti a centri sociali e associazioni di volontariato hanno manifestato con un sit in sotto Palazzo delle Aquile in sostegno di Orlando. «Sbraita per restare a galla, il modo peggiore - chiosa il governatore siciliano Cuffaro - per uscire di scena». E non devono pensarla molto diversamente neanche i vertici del centrosinistra se nessuno - con la sola eccezione della Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo e deputato regionale dell’Ulivo - fa seguito alle denunce di Orlando. Come Prodi, invece, anche il segretario dei Ds, Piero Fassino, ci tiene a sottolineare che quello siciliano «non è un voto contro il governo». Perché «conferma la tenuta del centrodestra, ma evidenzia una significativa capacità di recupero del centrosinistra». Un’analisi su cui concordano anche D’Alema e il Guardasigilli («Non la si può definire una bocciatura per il governo»). D’accordo pure il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta che parla di risultato «molto locale». Dissente solo il radicale Daniele Capezzone. «Più grave della sconfitta in Sicilia - dice il presidente della commissione Attività produttive della Camera - c’è solo la sconcertante strategia di minimizzazione di Prodi e del governo».