«La sinistra tutela i violenti? Rispondiamole con le ronde»

Sergio Maifredi ha narrato di una rissa avvenuta entro il portone e per le scale di casa sua nel centro storico. I rissanti erano tutti e tre extracomunitari, due contro uno, e hanno proseguito a lungo nella contesa. Nonostante l'arrivo delle forze dell'ordine che, a quanto sembra, si sono limitate al mero controllo esterno dell'edificio, tutto è andato avanti come se niente fosse. Siamo di fronte certamente ad uno dei tanti casi che avvengono in quell'area e, peraltro, anche altrove. È però vero che se tali eventi ci sono contigui o riguardano persone che conosciamo (come è accaduto a me per un studente diplomato che è stato pestato a sangue da due ecuadoregni e ha dovuto farsi due settimane in ospedale o ad un allievo dello Sdac la scuola d'arte cinematografica diretta da Maurizio Gregorini) la cosa si fa più preoccupante. Sentimenti personali a parte, ci troviamo in una situazione di illegalità diffusa che è stata largamente incoraggiata da coloro che localmente ci governano. Non è un caso che il centro sociale Zapata e il Buridda oltre a occupare edifici pubblici e a non pagare le bollette vengono anche sponsorizzati dal Comune che li retribuisce in occasione di eventi e manifestazioni. Dunque se tanto dà tanto, di che meravigliarsi?
Troppo fermo nella «fede» è l'elettorato pecorone. Chi scrive continua però ad essere sorpreso dall'atteggiamento di chi non si riconosce nelle file del «mondo sinistro». L'area moderata è dunque corresponsabile (indirettamente) di tutto ciò, non essendosi ribellata mai davvero con una convinzione forte. È solo rimasta in questo campo di opinioni e di ideali la protesta civile e la coerenza ideologica che, purtroppo, non bastano. Credo che occorra sforzarsi di affrontare in prima persona queste situazioni. Dunque sì alle ronde civiche. Sì (senza se e senza ma) alle diverse forme di autodifesa da parte dei cittadini e, soprattutto, dei giovani. Capisco l'atteggiamento delle Forze dell'Ordine che puntano sulla quiete e cercano che le persone (quelle oneste) non si agitino più di tanto. Ma non è possibile continuare in questo modo, perché la presenza di una determinata e specifica quantità sia di extracomunitari (in largo eccesso sul numero di quelli che occorrono effettivamente al ciclo produttivo) sia di «piccole bande italiote» fiancheggiatrici della Sinistra hanno finito con il creare una forza articolata di intimidazione nei confronti dei cittadini non idonei (per gentilezza d'animo o per timore) allo scontro. Siamo in presenza di una forma di squadrismo per certi versi proprio e per altri improprio. In ogni caso non si può far altro che entrare nella mentalità atta a difendersi. E tuttavia questa non è facile da acquisire perché siamo tutti in una certa misura condizionati dalla paura. Ricordo che dieci anni fa in un mio volumetto dal titolo «Il liceo classico lungo il viale del suo tramonto» (De Ferrari) proponevo che si introducessero nell'ambito dell'Educazione Fisica la arti marziali e che queste venissero insegnate a coloro che lo desideravano. Non lo immaginavo allora ma il tempo galantuomo mi ha dato ragione: oggi di queste tecniche (per lo meno a livello di autodifesa) ne abbiamo bisogno, se non di altri strumenti di difesa e di ritorsione. È triste essere arrivati a questi punti ma d'altra parte il degrado del costume sembra essere tale che difficilmente può essere arrestato e rovesciato. Non lo vogliono davvero fino in fondo certi poteri politici che cercano attraverso il degrado la formazione di nuove forme pseudosovversive. D'altra parte che dovrebbero fare i cittadini, forse precipitare nel timore e «mugugnare» contro le forze di polizia? No di certo. Siamo in anni decisivi e, come si dice, a mali estremi estremi rimedi. Ben oltre le fiacchezze teoriche (da qualunque parte vengano), vale lo spregiudicato acume romanesco: «Quando ce vò, ce vò!». Siamo e saremo costretti a passare, senza umiliazione, sotto queste forche caudine. Naturalmente avremo modi efficaci per ringraziare chi di dovere.