«Ma la sinistra in tv è noiosa Imiti la Lega e torni alla gente»

Lui è tanto in anticipo da aver plasmato la par condicio a sua immagine e somiglianza, trasformandola in Klauscondicio. Ne ha fatto una trasmissione, in onda su YouTube, in cui intervista chiunque, da Licio Gelli a De Magistris passando per Dell’Utri. E dunque chi più del massmediologo Klaus Davi ha i titoli per parlare della polemica sulla «pari condizione» in Rai?
Dottor Davi, qui la sinistra protesta per una situazione «dispari». Ha ragione?
«In effetti il provvedimento ha un punto debole: riguarda solo la Rai e non Mediaset».
L’ha partorito la Vigilanza, logico...
«Certo. Però quello che è illogico è non accorgersi che questa in realtà è un’opportunità per la sinistra».
Dice che dovrebbero esultare?
«Guardi, alla sinistra il talk show fanno solo male, riconfermano un’immagine bolsa, noiosa, boriosa. Ci vanno da anni e non vincono mai».
Dimentica Prodi...
«Per carità. A momenti per colpa delle comparsate e delle uscite sulle tasse perdevano pure quelle elezioni».
E quindi farebbero meglio a starsene davanti alla tv, piuttosto che dentro?
«Farebbero meglio a tornare sul territorio, ad essere meno seriosi».
Piazza e non piazzate?
«Esatto, come la Lega. Lei vede i leghisti in tv? Pochi. Eppure guadagnano consenso. I leader del Pd devono tornare popolari, abbandonare i salotti e piantarla di fare riunioni: stanno sempre riuniti, ma che si dovranno dire?».
Bersani ci sta provando...
«A me non pare di averlo visto tra i lavoratori di Alcoa e di Termini Imerese. Ho visto solo i dipietristi. E poi, Bersani, uno che disse “non mi interessa essere comunicatore”...».
Me lo boccia?
«Siamo nell’era in cui Obama va nei reality e alle partite di basket con dei messaggi chiari, non negli anni Sessanta. L’informazione “neutra” è sorpassata. Per carità, Bersani è uno dei più seri, preparati e capaci del Pd. Però se va in tv peggiora le cose. Non fa brutta figura, però non guadagna nulla».
E da questi «pollai televisivi» chi ci guadagna?
«Mmm. Innanzitutto ogni trasmissione ha momenti razionali e momenti da “pollaio”. Detto questo, Annozero, Ballarò e In 1/2 ora non spostano un voto. I consensi cambiano con Internet, come hanno capito Di Pietro e Grillo, o con La prova del cuoco».
Il Pd deve darsi alle torte?
«Basta che si dia a qualcosa! Scelga una strategia, un’area. Usi la par condicio per innovarsi. Si rende conto che fanno i sostenuti quando li intervista Studio aperto? Non si fa breccia coi politici seduti davanti alla telecamera. A Domenica In per due anni non abbiamo avuto ospiti politici ma si parlava lo stesso di politica. Vogliamo dire che Giletti spostava più voti di Floris?».
E che Sanremo è meglio di “Annozero”?
«A me Bersani al Festival piace. Certo, deve scegliere destinatari e messaggi, non fare passerelle. Ma meglio un Bersani che prende posizione su Morgan che i party con i banchieri».
Lei è severo e intanto in Rai meditano lo sciopero.
«Sono d’accordo, ma lo facciano per il precariato, per gli abusivi. Non per Floris, Santoro e Annunziata. Siamo seri, una puntata del mio Klauscondicio costa 500 euro. Invece leggo di decine di migliaia di euro per le trasmissioni di punta. Un vippaio televisivo di strapagati che credono di essere popolari».
Ma se al Pd non piace la par condicio, perché non votano la Klauscondicio?
«Uh! Perché da me non ci vengono. A loro piace il monologo, non l’interazione. Quanto sono grigi...».