La sinistra ultrà vuole i voti del Pd. Ma non i suoi leader

RomaI riflettori sono tutti puntati su Montecarlo, con qualche spot su Quirinale e Palazzo Grazioli, ma anche a sinistra qualcosa di muove. Nonostante tutto, anche nell’area Pd la vita continua ed è dura per Pier Luigi Bersani, costretto da una parte a evitare le elezioni anticipate e dall’altra a fronteggiare tentativi di scalata in vista di un eventuale voto politico. Tempi grami per il primo partito dell’opposizione, anche perché il totocandidato è già iniziato, su delle rose di nomi che hanno un unico dato in comune: lui, il segretario del Pd, tra i papabili non c’è. E a ben guardare non c’è nessun esponente democratico, se non in secondo piano.
Pesante ed esplicito il siluro partito ieri dal Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio che è tornato a parlare di primarie nel centrosinistra, dedicando il titolo di apertura (nel giorno della morte di Francesco Cossiga) a un sondaggio del suo sito internet dal quale emerge che il 93 per cento le vuole. «Il sondaggio del Fattoquotidiano.it spazza ogni dubbio» si legge nella titolazione. Il campione ovviamente non è rappresentativo, ma il messaggio è chiarissimo.
«È evidente il segnale che viene dai lettori del Fatto Quotidiano, dalla rete e, più in generale, dai cittadini che si oppongono a Silvio Berlusconi e al suo piano di stravolgimento costituzionale: c’è una grande voglia di primarie». Un editorale di Peter Gomez poi spiega che alla base del successo di Silvio Berlusconi c’è anche «l’insussistenza degli avversari». Le primarie «con il loro carico di passioni, di competizione, di confronto e di scontro, sono la strada maestra da cui ricominciare». Se sul sito tutti dicono sì alle primarie è perché c’è voglia di «politica pulita e per bloccare le scelte di casta». Dove la casta è il vertice Pd.
Che sia un Opa contro il partito di Bersani si capisce anche quando Gomez stronca Enrico Letta, che sulle elezioni di Bologna ha escluso il voto di coalizione per il scegliere il candidato sindaco, quando se la prende con Massimo D’Alema, anche se l’ex premier non è contrario alle primarie, oppure quando spernacchia un altro Pd, Beppe Fioroni, che ha previsto un passo indietro di uno dei primi a candidarsi per la coalizione: Nichi Vendola.
Perché se è vero che il quotidiano non lancia un suo nome ufficiale qualche preferenza viene fuori. Pochi giorni fa l’autocandidatura di Luigi De Magistris. Ieri il compito di tirare fuori un paio di nomi forti il Fatto lo ha assegnato a Ignazio Marino, outsider del Pd, che in un’intervista ha glissato sull’autocandidatura di Sergio Chiamparino, moderato Pd, e su quella d’ufficio del segretario Bersani mentre si è soffermato sull’importanza della rappresentazione di Italia dei valori e Sinistra e libertà da parte di Antonio Di Pietro e Nichi Vendola.
Un bel ticket tra il governatore pugliese e l’Idv (la partita tra de Magistris e Di Pietro è materia delicata per il quotidiano di Padellaro), insomma sembrerebbe l’ideale. Una cosa, infatti, è chiara. Se si fanno le primarie in vista di un possibile voto anticipato, non è certamente per fare candidare l’attuale segretario del Pd Bersani, ma per farlo politicamente fuori. Se si fanno di coalizione, poi, non è detto che il Pd, lacerato e demotivato, riesca a mobilitare strutture e militanti a sostegno del segretario o di un altro suo esponente. Lo sa persino Nicola La Torre, che nel Pd sostiene il segretario e ieri ha sentito la necessità di precisare che «noi metteremo in campo la personalità di Pier Luigi Bersani, ma sarà la coalizione, probabilmente con le elezioni primarie, a scegliere».
Se questo scenario si avvererà, ci sarà una coalizione dove il Pd mette militanti, i voti e le strutture mentre i partiti che gli stanno a sinistra i leader e la linea politica. Sembra avverarsi, insomma, il sogno della sinistra extra parlamentare degli anni Settanta. Quella che considerava il Pci una macchina da conquistare. Simile, più prosaicamente, alla rappresentazione che il leader leghista Umberto Bossi diede del centrodestra: «Berlusconi porta le gnocche e i soldi, noi i voti». Lui, Bossi, scherzava. Vendola e Di Pietro no.