Sinistra unita: «Ora il premier deve ascoltarci»

Per timore che il futuro «speaker» lo oscuri, il premier minaccia di candidarsi alle primarie e fa dire ai suoi: «Il leader è solo Romano»

da Roma

Altro che Partito democratico. La Sinistra-che- vuole-restare-Sinistra accelera i tempi e cerca di sovvertire i metodi che hanno portato in crisi il progetto del «Pd». L’incontro sollecitato dal segretario di Rifondazione, Franco Giordano, e che si è svolto ieri a Palazzo Marini, ha sortito l’effetto sperato. Prc, Sinistra democratica, Pdci e Verdi (presenti leader e capigruppo) partono dalle cose concrete, piuttosto che dagli arzigogoli degli apparati. Dunque chiedono un incontro urgente a Prodi per «invertire la rotta del governo» sul serio e ottenere «maggiore collegialità» nelle scelte. A cominciare dalla stesura del Dpef. «Se non si vuole più lamentare delle mille voci che si alzano dopo ogni decisione - ha detto Fabio Mussi -, Prodi dovrebbe ascoltarne cento prima di prenderle...».
Un’ora e mezzo di discussione è servita per trovare all’interno della Sinistra il massimo della convergenza. «Il recupero del consenso perduto alle amministrative - ha spiegato Giordano - si ottiene con un avveduto utilizzo del “tesoretto”, sulle politiche del lavoro, sulle scelte economiche e sociali...». Oltre all’abozzo di un’agenda delle priorità, l’incontro è servito a definire la via per raggiungere l’unità al più presto. Il 7 giugno ci sarà un’assemblea di tutti i parlamentari (circa 150) ma, come ha ribadito Giordano, ormai «si è messo in moto un percorso irreversibile di unità delle forze della sinistra e vogliamo continuarlo. Con questa riunione siamo già oltre il coordinamento dei gruppi parlamentari». Mussi ha confermato che ci sono già le condizioni per presentare liste unitarie alle elezioni del prossimo anno. Si tratterà di «liste aperte non solo alle forze qui presenti, visto che c’è un’aspettativa forte e un bisogno di partecipazione che porta tante persone ad avvicinarsi a noi. Non dobbiamo unificare le oligarchie, come il Pd, non vogliamo essere un pezzo della casta, ma creare un processo che guardi molto a quello che cresce dal basso».
L’unico «neo» della Sinistra unita riguarda la mancata partecipazione dei socialisti dello Sdi, che Mussi incontrerà martedì prossimo: «Insisto, perché oggi su tanti punti del programma questo rapporto è importante, per esempio sul tema della laicità». Anche Gavino Angius ha protestato per quello che definisce un «rapporto privilegiato con Rifondazione: ma non ci si può appiattire sulla sinistra radicale». E Valdo Spini si rivolge direttamente a Bertinotti lanciandogli la sfida: «In Italia sta nascendo un partito democratico fuori dall’alveo del socialismo europeo, e se Bertinotti propone il tema del socialismo al centro della sua riflessione, non può continuare a immaginare una sinistra di alternativa, e socialista, che non sia radicata nel Pse».