La sinistra urla: «Nessuno tocchi l’amore debole»

Marcello D’Orta

La mia famiglia era così composta: papà-maschio, mamma-femmina, tre fratelli-maschi e tre sorelle-femmine. In casa viveva anche una zia-femmina (vedova di un marito-maschio) e uno zio-maschio (divorziato da una moglie-femmina). Specificare il sesso dei genitori dovrebbe essere superfluo, ma viviamo in una società in cui l’ovvio, lo scontato, il naturale è diventato (o sta per diventare) anormale, eccezionale, strano. Per esempio, il matrimonio diventa sempre di più un «esercizio» obsoleto, «scaduto», sorpassato, poiché non si vedono le ragioni per cui uno dovrebbe giurare amore e fedeltà eterna a qualcun altro, rinunciando alla propria libertà e caricandosi di un peso pressoché insostenibile. E in ogni caso: dov’è scritto che a tenersi mano nella mano debbano essere i soli eterosessuali (vale a dire i cosiddetti normali)?
Per fortuna (per fortuna di chi la pensa come noi) la maggioranza delle coppie è ancora composta da sposo maschio e sposa femmina, ma ci domandiamo per quanto sarà così. Il numero dei gay, dei trans, dei guardiani dell’harem, dei viados, dei femminielli, dei ricchioni, delle lesbiche è infatti in netto aumento, e alla luce del sole o in clandestinità si formano sempre più famiglie composte da lui e lui; lei e lei; lui + lui + lei; lei + lei + lui; lui + lui + lei + lei; e via dicendo.
Gli Elton John che invece di prender per moglie la figlia di Sammy Davis junior (faccio per dire) prendono per marito Sammy Davis junior, sono sempre più numerosi, per la gioia di intere nazioni, come la Spagna e l’Olanda. Queste coppie sui generis adottano figli destinati a loro volta a una vita familiare sui generis, ritrovandosi due papà o due mamme, o altre varietà biologiche non ancora classificate (o che io ignoro).
Opportunamente, Benedetto XVI, intervenendo per i 25 anni dalla fondazione del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, ha ricordato: «Solo l’amore tra uomo e donna può costruire una società che diventi casa per tutti gli uomini». E ha aggiunto che «la differenza sessuale tra uomo e donna non è un semplice fatto biologico ma (...) esprime quella forma d’amore con cui l’uomo e la donna, diventando una sola carne, possono realizzare un’autentica comunione di persone aperta alla trasmissione della vita», e che il matrimonio non si può confondere «con altri tipi di unioni basate su un amore debole». E già, perché mentre una volta si suggellava un amore scambiandosi le fedi nuziali davanti a un sacerdote, oggi, quando tutto va bene in campo sessuale - cioè quando gli amanti hanno il pisellino (lui) e la farfallina (lei) - si va avanti «a tentativi», a «prove»: «Mettiamoci insieme. Se dura, continuiamo, se no, amici come prima».
Questo pensare è comune a tanta gente della sinistra (ma non a tutta, per fortuna) ed è perciò naturale che soprattutto da quell’area politica siano venute le censure al discorso del papa. Per Marco Rizzo (Pdci), Benedetto XVI deve farsi i fatti suoi, perché lo ha detto pure Cavour: «Libera Chiesa in libero Stato»; per Franco Grillini (Ds) le parole del pontefice sono state «un condimento velenoso» messo negli auguri a Napolitano; per Capezzone (Radicali), nelle parole di Ratzinger ci sono elementi «di spietatezza e di assenza di carità» verso gli omosessuali, e in ogni caso trattasi di «ingerenza» nelle cose dello Stato. Ha puntato i piedi (i tacchi a spillo) anche Vladimir Luxuria, e con lei (o lui), esponenti dell’Arcigay. Ricordo i miei sedici anni, e mi pare un secolo fa. Le studentesse uscivano dalla scuola magistrale abbracciate ai ragazzi, e io li guardavo con invidia. Il cielo, gli alberi, la strada: tutto, sembrava gioire con loro. Allora si cantava In ginocchio da te di Morandi, ma già l’ombra di Renato Zero si stagliava, ambigua, sui muri.
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