A sinistra veleni e teorie del complotto

da Roma

Come Edipo. La sinistra radicale, diventata regina (ossia governante con tanto di presidenza bertinottiana della Camera) grazie all’apparentamento con centristi e riformisti, non è riuscita a sfuggire al suo destino. Ha commesso parricidio con il siluramento del premier Prodi al Senato ed è stata accecata per mano dei due dissidenti Rossi e Turigliatto. Una nemesi pesante per una fazione politica che fino a ieri aveva «giocato» con Prodi su Vicenza, Tav e pensioni come il gatto con il topo minacciando a ogni piè sospinto la crisi. Che ieri s’è aperta.
E rimettere insieme i cocci non sarà facile. Anche se Franco Giordano, segretario del Prc, ancora ieri pomeriggio ci credeva. «Noi riteniamo che questo governo - ha dichiarato - debba continuare a vivere. E ha una fiducia incondizionata e il sostegno di Rifondazione. Ci sono le condizioni per andare avanti».
Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, fino a poche ore prima pasdaran del movimentismo ripeteva il mantra che ha caratterizzato i nove mesi del governo Prodi. «È necessario rinsaldare la coalizione. Criminale sarebbe riconsegnare il Paese alle destre», ha detto non tralasciando la solita punta di fiele nei confronti della Cdl.
Solo Angelo Bonelli dei Verdi ha fatto mea culpa. «Bisogna aprire una riflessione su come si sta in maggioranza nel governo perché è sbagliato pensare che si costruisca il consenso alimentando lo scontro interno». Ma è l’unico. Il presidente del partito ambientalista, Alfonso Pecoraro Scanio, ha continuato a invocare un «chiarimento» per «proseguire nella modernizzazione del Paese».
Il resto della sinistra radicale è andato in ordine sparso senza fare autocritica. Come Giovanni Russo Spena (Prc) che, poco dopo il disastro, asseriva che «non c’è mai stata una maggioranza così coesa». Poi i colpevolisti come Manuela Palermi (Pdci) che ha apostrofato Turigliatto e Rossi come «irresponsabili che stanno dando il Paese di nuovo in mano alla destra» e meritevoli del «più profondo disprezzo». E non sono mancati gli innocentisti come Salvatore Cannavò di Rifondazione. «Solidarietà a Franco Turigliatto» e stigmatizzazione della «manovra neocentrista dell’Udc, di Follini e di Andreotti». La teoria del complotto è copyright della collega Rina Gagliardi: «I poteri forti sono da tempo intenzionati a buttare giù il governo».
Prima del botto il no-global Francesco Caruso (Prc) tuonava contro il presidente Napolitano che «i partiti sono la malattia della democrazia». Nessuno lo ha contestato. Tranne il segretario dello Sdi Boselli che non ha risparmiato una battuta a Bertinotti: «Quando si dice “se potessi andrei anch’io a Vicenza” prima o poi i guai arrivano». Il tempo era già scaduto.