LA SINISTRA IN UN VICOLO CIECO

Dini se ne va. Anzi, neanche entra. E dunque questo famoso partito democratico all’americana che doveva diventare la casa dei liberali di sinistra nasce senza testa o forse senza cuore, dunque senza vita. I liberaldemocratici di Dini si sentono infatti «schiacciati», compressi e soffocati, come viene spiegato in un comunicato. Da collega del senatore Dini a Palazzo Madama, e per quanto lo conosco, penso che la sua decisione sia frutto della coerenza e della necessità: il disagio, la frustrazione e la delusione sono evidenti da tempo. Dini ha detto che il suo gruppo seguiterà a sostenere il governo, un po’ come Badoglio disse che la guerra continuava. Dini ovviamente non è Badoglio e il suo del resto non è un 8 ma un 18 settembre che sembra schiudere nuove possibilità per la vita della democrazia parlamentare del nostro Paese. Dini lascia la Margherita e riprende la sua libertà d’azione, cosa che ha voluto sottolineare lanciando - contemporaneamente all’uscita dal Partito Democratico - un manifesto contro il declino italiano e per il nuovo «boom» economico.
Questa uscita di Dini ci sembra però la campana a morto per il governo Prodi e l’apertura, politica anche se non ancora numerica, della crisi che dovrebbe concludersi con le elezioni anticipate. Ciò si deduce dal fatto che al di là della lealtà generica al governo, Dini dice di non voler più tollerare «ulteriori scivolamenti a sinistra». E poiché il governo è viceversa legato mani e piedi all’ultrasinistra, Prodi sarà squartato da due cavalli che corrono in direzioni opposte. È questione di tempo e di logoramento, perché Prodi ha già fatto conoscere la sua linea: non fare una piega di fronte alle sconfitte, specie al Senato, e tirare avanti. Ma siamo anche convinti che il Presidente Napolitano non si convincerà a concedere il ritorno alle urne se vedrà al Senato la possibilità di rabberciare una maggioranza qualsiasi anche se il bipolarismo imporrebbe in caso di crisi la ratifica elettorale. Troppo presto per dirlo. Per ora si deve prendere atto del fatto che i moderati di centro sinistra fuggono dal Partito Democratico prima che nasca per non essere ridotti a una polpetta. Ciò farà mancare i cromosomi sufficienti per una identità diversa dalla semplice accozzaglia di vecchia Dc e rottami del vecchio Pci che sono, ricorda il leader di Rinnovamento Italiano, in feroce concorrenza fra loro chiudendo ogni spazio ad altri, tanto che in 20 regioni governate dalla sinistra 13 saranno sotto il comando diessino e 7 sotto quello dei popolari. E gli altri?
La speranza del Pd di essere un soggetto nuovo con un suo sex appeal giovanile svanisce, e svanisce lo stesso sex appeal perché senza Dini e il suo gruppo il nascente Partito democratico sarà soltanto uno dei tanti partiti «unificati» della nostra storia, la cui somma finale è sempre stata inferiore al valore degli addendi. E dunque la sinistra italiana ha creato con le sue mani un vicolo cieco e si prepara a chiudercisi dentro cantando vittoria.
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