«A sinistra vince il pregiudizio»

Ariela Piattelli

da Roma

Presidente Renzo Gattegna, ieri mentre voi ebrei italiani, insieme ad alcuni esponenti del mondo politico, eravate riuniti per una veglia a sostegno dello Stato d'Israele, il Pdci metteva in scena un presidio anti-Israele definito da Jacopo Venier un’iniziativa «contro un atto di terrorismo nel totale disprezzo degli innocenti».
«Purtroppo una parte della sinistra italiana ancora non vuole capire nè vedere la situazione mediorientale. Dovrebbero almeno cercare di comprendere che Israele sta subendo delle ripetute aggressioni. Mi auguro che il presidio non si trasformi in una manifestazione antisemita, come è avvenuto in passato».
L’Ucei che cosa chiede ai politici?
«Uno sforzo di comprensione. Israele non è uno Stato aggressore. In passato ha firmato trattati di pace con l'Egitto e la Giordania. Ora però non trova interlocutori. Le radici della crisi potrebbero essere estirpate soltanto nel caso in cui Israele potesse dialogare con un vero interlocutore».
La comprensione però sembra lontana quando Paolo Cento dice «sono e resto filopalestinese; e trovo discutibile che esponenti del centrosinistra manifestino a fianco del centrodestra».
«In questi casi c'è l'ammissione di una parzialità di giudizio. Essere contro Israele significa essere contro un Paese democratico, con un parlamento e una corte suprema che è intervenuta in passato anche sulle vicende politiche. Essere contro Israele vuol dire avere un'idea preconcetta. Il fatto che esponenti di diverse parti politiche sfilino insieme lo trovo coerente e naturale. In entrambi gli schieramenti ci sono esponenti che comprendono le ragioni di Israele».
La posta in gioco questa volta è davvero alta.
«Infatti, ricordo che in questo momento è in pericolo la sopravvivenza dello Stato d'Israele. Chiediamo a tutte le forze politiche italiane di comprendere questo. Quello che ci preoccupa di più in Italia è la diseducazione dei giovani: molti di loro ignorano il fatto che l'esistenza di Israele è legittimata sul piano internazionale, dichiarare il contrario significa prescindere dalla storia e fare largo a pericolosi pregiudizi».
Come commenta la proposta di D'Alema di inviare forze di interposizione a Gaza?
«Preferisco aspettare l'evoluzione dei fatti prima di commentare».
E le esternazioni di Prodi?
«Prodi all'inizio ha fatto dichiarazioni affrettate, poi ha rettificato. Io ritengo che l'intervento dell'Onu potrebbe essere utile, se ben organizzato. Ma purtroppo in passato non è stato così: anzi ha portato all'aggravamento della situazione».
Avvocato Gattegna, lei chiede all'Italia di capire il conflitto in atto. Spesso però le ragioni di Israele vengono occultate anche dai media.
«La parzialità di alcuni media dura da molto tempo, anche se negli ultimi anni c'è stato un tentativo di riequilibrare le analisi e i giudizi. C'è la tendenza diffusa a diffondere l'immagine di Israele come uno Stato forte, spesso aggressore. Un'immagine falsa, parziale, che si sottrae allo stato delle cose. Bisogna prima capire quello che sta succedendo, per poi esprimersi a riguardo».