La sinistra vorrebbe corpi «politicamente corretti»

Ruggero Guarini

E va bene, dimagrire troppo fa male. L’anoressia è anche peggio. Qualche poveretta ogni tanto ci rimette anche la pelle e questo proprio non va. Decisamente inquietante è poi il fatto che la scienza dietologica possa talvolta aiutare queste atlete del digiuno a bruciare le tappe del loro percorso autosacrificale offrendo loro goccioline e pillolette atte a stroncare il più timido indizio di appetito e contestualmente la minima disposizione corporea a continuare a campare. Infine è senza dubbio deprimente dover constatare che in questa un po’ lugubre faccenda c’entrano molto, sul piano causale, i miraggi di madama moda, la mistica del défilé, i decreti degli stilisti, la gloria delle top models e i riti dell’haute couture.
Occorre insomma ammettere che il fenomeno non può suggerire riflessioni troppo liete. Possono tuttavia sollecitare qualche garbato cachinno le considerazioni che esso ha estorto in questi giorni a molti virtuosi cervelli, e in particolare a quanti, riflettendo sull’argomento, essendo evidentemente convinti che gli organi addetti alla soluzione del problema siano lo stato e il governo, hanno prontamente concluso che urge abolire d’imperio, mediante un’apposita leggina, la produzione e la vendita di quegli abitucci donneschi che per la loro minuscola taglia si suppone che incoraggino di fatto le fanciulle, e talvolta anche le signore, ad assottigliarsi digiunando fino al punto di potercisi infilare senza sforzo.
Quest’idea di sollecitare il governo a scendere in campo nel settore dell’abbigliamento femminile rivendicando il diritto di legiferare in materia di taglie permesse e/o proibite lascia intravedere, ovviamente, il sincero desiderio di contrastare i deplorevoli effetti del culto della magrezza. Desiderio che a sua volta presuppone – va da sé – il proposito di elaborare una teoria politicamente corretta del corpo femminile autorizzato. Il quale, se da un lato non dovrà essere troppo esile, dall’altro non dovrà essere nemmeno troppo opulento. Occorre infatti supporre che per un governo votato alla citata correctness i soli corpi legittimi siano quelli comunemente definiti “normali”, ossia di volgarissima, ancorché rassicurante, stazza media.
Ma allora per quale oscura ragione non è stata ancora ventilata la necessità di applicare anche sul fronte della pinguedine lo stesso metodo dissuasivo che si vorrebbe applicare su quello della secchezza? Perché l’enunciazione dell’idea di combattere l’anoressia sopprimendo le taglie piccole non è stata subito integrata dal proposito di combattere la bulimia sopprimendo contestualmente anche le supertaglie? Si sospetta forse che se l’improvvisa sparizione dal mercato degli abitini per donne formato grissino basterebbe a togliere per sempre alle italiane la voglia di disfarsi digiunando del proprio corpo, la penuria di abitoni adatti a donne formato cannon-ball non riuscirebbe a convincerle a rinunciare alla pastasciuttta?
Giriamo questa domanda ai tanti esperti del ramo Moda&Politica che in questi giorni si stanno spremendo le meningi per dimostrarsi all’altezza di questo problema epocale.
guarini.r@virgilio.it