La sinistra al voto contro la sinistra

Eliana Biagini

Le consultazioni amministrative del 28-29 maggio interessano 7 comuni in Provincia di Savona, di cui il più importante e denso di popolazione è il capoluogo. Con circa 60.000 abitanti, di cui oltre 52.000 hanno diritto di voto e con una percentuale di elettori pari circa all’84,5% che s’è recata alle urne alle recenti elezioni politiche, rispecchiando la media nazionale, Savona è storicamente una roccaforte della sinistra. Tutte le amministrazioni che si sono avvicendate dal dopoguerra, infatti, sono state a guida social-comunista, ad eccezione di quella eletta nel 1994, pochi mesi dopo le elezioni politiche che hanno assegnato la vittoria a Silvio Berlusconi e a Forza Italia. In quell’anno, in seguito al ballottaggio con il candidato del centrosinistra, l’ex parlamentare Aldo Pastore, è stato eletto sindaco Francesco Gervasio, indipendente, appoggiato dal centrodestra, che ha amministrato la città fino al 1998.
Assegnata dopo le successive elezioni nuovamente la vittoria al centrosinistra, Savona si presenta alle imminenti elezioni comunali con un’anomalia unica in Italia, quella di un’amministrazione uscente di fatto esautorata, presieduta da un vicesindaco reggente, Francesco Lirosi della Margherita, non eletto dai cittadini ma nominato dal suo predecessore, il diessino Carlo Ruggeri, che, dopo essere stato eletto sindaco per due mandati consecutivi, nel 1998 e nel 2002, contrariamente a quanto aveva più volte assicurato ai cittadini non ha terminato la seconda legislatura perché eletto alle elezioni regionali del 2005, senza però dimettersi e impedendo, quindi la caduta della giunta e il ritorno alle urne.
Dopo l’elezione di Ruggeri in Regione, per la quale ha totalizzato meno voti del previsto a causa soprattutto del clamoroso gesto di abbandonare la guida di Savona, che di fatto non è stato condiviso nemmeno dai suoi stessi colleghi di partito, costretti naturalmente a difenderlo ufficialmente, è pervenuto al Comune un decreto firmato da Ciampi e Pisanu, che riteneva decaduto il consiglio comunale; attraverso alcuni cavilli burocratici e legali si è riusciti ad impedirne lo scioglimento, ma la sua attività è stata paralizzata in modo pressoché totale. Durante i dodici mesi di reggenza del vicesindaco, denominato anche «il traghettatore», sono state esaminate pochissime pratiche e non è stato discusso alcun progetto importante, a cominciare dal piano regolatore. Di più, quasi tutte le riunioni delle commissioni sono state disertate e spesso la maggioranza dei consiglieri comunali non ha partecipato nemmeno alle sedute del consiglio, facendo mancare il numero legale.
Alla vigilia delle elezioni comunali la situazione si presenta abbastanza chiara, in quanto tutte le candidature alla carica di sindaco sono state ufficializzate e le liste presentate. Su tutti un dato: il centrosinistra si fa in tre, e marcia diviso alla meta dell’appuntamento elettorale. L’ampia coalizione dell’Unione formata da Ds, Margherita, Udeur, Rifondazione Comunista, Rosa nel pugno, Comunisti italiani, Lista Pittaluga, sostiene la candidatura di Federico Berruti, commercialista trentanovenne, esperto di problemi economici, ex revisore dei conti del Comune di Savona e vicepresidente della Provincia fino al momento delle dimissioni, che gli hanno consentito di partecipare a questa consultazione elettorale. Malgrado la popolarità di cui gode da alcuni mesi, è comunque un neofita della politica, sconosciuto prima delle elezioni provinciali del 2004. Berruti, che in base ai risultati ottenuti dall’Unione alle elezioni politiche del 9/10 maggio dovrebbe contare su una forza politica e numerica abbastanza ampia nel suo elettorato, intende proseguire in gran parte la politica dell’amministrazione Ruggeri, completando i lavori del «Bofil» nella zona portuale, che assicura insediamenti lussuosi ai cittadini più abbienti, imprimendo di fatto al suo progetto di governo una connotazione assai lontana dalla visione politica della sinistra. Tale impostazione, però, viene bilanciata, nel suo programma, dall’apertura di un ciclo di edilizia agevolato e sociale rivolto alle fasce più deboli. Ritiene che lo sviluppo della città debba avvenire attraverso una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato.
La Casa della Libertà, che aggrega Forza Italia, An, Lega Nord, UDC-Lista Biasotti, Movimento dei sindaci, Linea Socialista e Casa del Cittadino, presenta l’orefice Vincenzo Delfino, 62 anni, noto come commerciante ma abbastanza sconosciuto nel mondo politico. Per strappare la vittoria al centrosinistra, il suo schieramento, che alle scorse politiche ha conquistato il 40 per cento dei suffragi, dovrebbe ottenere almeno l’11 per cento in più. La possibilità di vittoria sarebbe la conseguenza del palese malcontento dei cittadini, compresi quelli di sinistra, nei confronti dell’amministrazione uscente e della «fuga» di Ruggeri. Il suo programma è meno generico e più incisivo di quello di Berruti, finalizzato a bloccare la nascita di mega insediamenti commerciali, che nella città si sono sviluppati ultimamente in modo eccessivo e poco oculato. Si impegna, quindi, a favore della rinascita del piccolo commercio e pone al centro i temi dell’occupazione giovanile, della sicurezza dei cittadini, della viabilità e della pulizia della città.
Una parte non trascurabile dell’elettorato di sinistra, che raggruppa le forze più critiche scontente della politica delle giunte di centrosinistra che hanno governato Savona negli ultimi anni, ha costituito una terza lista denominata «A sinistra per Savona», che presenta per la prima volta come candidato sindaco la psicologa di 47 anni Patrizia Turchi, ex consigliera comunale e dirigente provinciale di Rifondazione Comunista, da cui è uscita polemicamente perché contraria all’avvicinamento del partito ai Ds e al conseguente spostamento dell’asse verso il centro. Rimproverando alle ultime amministrazioni di non aver tutelato le necessità del cosiddetto «proletariato», ma di aver protetto gli interessi dei «poteri forti», mira, contando anche sull’appoggio del partito dei pensionati, a strappare più di un seggio all’Unione, riducendone il peso politico. Sostiene un progetto di uso popolare del patrimonio edilizio già esistente e, sul piano economico, la disponibilità di zone industriali, che favoriscano maggiori possibilità di produzione, limitando quelle di consumo.
Altrettanto critici verso il centrosinistra sono gli esponenti della lista «Noi per Savona», già presente in consiglio comunale con un seggio occupato dall’ingegnere ottantenne Domenico Buscaglia, che si presenta per la seconda volta come candidato sindaco, sostenuto anche dalle associazioni culturali e ambientaliste. Poco distante dalle posizioni di «A sinistra per Savona» ritiene, tra l’altro, che la città sia in uno stato di complessivo abbandono e propone per l’ex ospedale San Paolo e per il Priamar progetti diversi di utilizzo da quelli proposti finora dal Comune.