Una sintonia che ha fruttato undici film e tanti premi

Daniele Abbiati

Stanno insieme da trent'anni, anche quando sono lontani migliaia di chilometri. Perché a tenerli uniti sono le immagini e la musica, e le storie che le une e l'altra, anch'esse indissolubilmente insieme, raccontano. Era il 1988 quando Ennio Morricone, allora settantenne e già da decenni acclamato sinfosiarca (se ci concedete il neologismo a indicare chi con la sinfonia del commento musicale governa e presiede il simposio, cioè la riunione, fra il pubblico intorno a un film), accettò di comporre per Nuovo Cinema Paradiso di un tale Giuseppe Tornatore... «Rinunciò a un lavoro a Hollywood... ero molto giovane, che potevo saperne io?», ricordava il regista nel maggio scorso a margine del trentennale dell'uscita, che definire in sordina sarebbe bugiardissimo eufemismo, della sua opera, poi nel '90 omaggiata di Oscar e di Golden Globe.

Stanno insieme da trent'anni e da undici film (da Nuovo Cinema Paradiso, appunto, fino a La corrispondenza del 2016), Morricone e Tornatore. E le ore che hanno dedicato a questa suite in forma di conversazione dal titolo Ennio, un maestro (HarperCollins Italia, pagg. 334, euro 18,50, nelle librerie dal 31 ottobre) dove il «giovane» si prende la parte dell'esperto maieuta-intervistatore e l'«anziano» ricopre quella dell'entusiasta testimone-intervistato, sono per il lettore un utile percorso lungo i due sentieri, quello delle immagini e della musica) che s'intersecano e si fondono.

Alla soglia dei novant'anni che compirà il 10 novembre, il maestro dispone brillantemente di tutti gli strumenti dialettici, da quelli tecnici («Non voglio sprecare gli archi su una melodia. Gli archi sono la madre dell'orchestra») a quelli che sfatano il mito del creatore eternamente ispirato («Sciocchezze, propaganda. Sulla melodia si lavora»), dai ricordi degli amici più cari come Sergio Leone (erano in classe insieme in terza elementare, ma quando si reincontrarono la prima volta per lavoro sulle prime non se ne ricordarono...) fino all'ironia nel rievocare certi personaggi e alla goliardia di certi scherzi fatti o subìti. O di quando Quentin Tarantino gli chiese la colonna sonora per The Hateful Eight senza fargli vedere il film. Forse fece bene, perché l'anno dopo il maestro Ennio si portò a casa sia il Golden Globe, sia l'Oscar...