SIR JEFFREY TATE

Ha debuttato al Piermarini con «Peter Grimes» di Britten

Volto bellissimo, occhi chiari e intelligenti, approccio di chi è stato tirato su a pane a cultura, Jeffey Tate (Salisbury, 1943) è nuovamente con noi.
Dopo il debutto scaligero con Peter Grimes, il bellissimo Rosenkavalier del 2003, il Tannähuser nel 2005, l'Ariadne auf Naxos del 2006 e i Sinfonici. Un direttore importante, simile per molti versi a Giuseppe Sinopoli con il quale aveva molto in comune anche in fatto di repertorio: Richard Strauss (l'Ariadne scaligera era quella di Sinopoli al pari del Rosenkalier), Mahler, Wagner. Sebbene poi entrambi avessero allargato gli orizzonti anche a Verdi o Puccini.
Tutte e due medici che hanno scelto la musica. Gente con una cultura vasta e profonda differenziata solo dalle origini. Inglese Tate (Salisbury, 1943) e veneziano («levantino», precisa il direttore ospite a proposito del collega precocemente scomparso) Sinopoli. Intelletuali dai molti interessi ma capaci di respirare solo con la musica: «Per me - dice Tate - un “legato” o un “rubato” sono un attimo di assoluto». Scienziato umanista l'ospite dei Sinfonici Scala, che, tra mille altre medaglie, è principale all'Orchestra Rai di Torino e direttore musicale del San Carlo di Napoli, si caratterizza per l'analiticità di lettura, la capacità di approfondimento, lo sbalzo delle parentesi di segno cameristico sempre presenti nelle partiture sinfoniche. Ovviamente il direttore inglese è il massimo esperto della letteratura di casa sua. Insuperato il suo Benjamin Britten. Insuperato il suo Elgar, presente questa sera sui leggi della Scala (con repliche il 30 e il 2 ottobre) accanto a Mendelsshon, autore a sua volta molto frequentato anche alla Scala dove di recente si ebbe modo di ascoltare la lettura brumosa e svettante della Scozzese. Ora tocca alla I Sinfonia. Quella in do minore op. 11 del 1824 che è la prima del catalogo ufficiale. Arriva dopo le dodici precocissime sinfonie adolescenziali scritte tra il 1820 e il 1824 e rimaste a lungo inedite alle quali è stilisticamente molto legata. Quindi la Sinfonia n. 1 op 58 di Edward Elgar, il padre del rinnovamento della musica inglese del cinquantennio a cavallo tra Otto e Novecento. Qui. Come ci diceva, Tate gioca in casa. Elgar, tuttora più noto in patria che fuori, deve la sua fama soprattutto alla produzione orchestrale. La Sinfonia op. 55 del 1908 è una pagina di ampio respiro, magari un po' dispersiva ma ricca di bellezza. È il lavoro che per primo rivela il talento melodico e le doti di orchestratore del musicista.

Jeffrey Tate
Filarmonica della Scala
Concerti sinfonici
stasera, domenica e martedì ore 20
prezzi da 5 a 60 euro
info: 02-72003744