Sircana «blinda» la conferenza E il premier fugge

da Roma

Lui, il premier, era partito che voleva «una conferenza stampa all’americana», e ha chiuso con «scena muta». Esce con una fuga finale tanto repentina quanto umiliante, di cui però (e vi spieghiamo perché) sui giornali di oggi non leggerete una riga. Doveva essere una esternazione «tutta palle sul tavolo» (anglicismo), botta e risposta, parole nette: roba da far impallidire la battagliera Hillary Clinton e il carismatico Barack Obama. Mentre si preparava a scendere in sala stampa a Palazzo Chigi, per giunta, a Romano Prodi arrivavano le immagini della performance di Nicholas Sarkozy che risponde a tutti, malgrado il picco negativo nei sondaggi. Ma poi, pur sempre di un 70enne postdemocristiano con problemi di dizione e maggioranza, si tratta. Tempo di scendere tre piani, e i propositi eroici si dissolvono.
Insomma quando i comunicatori di Prodi convocavano i giornalisti all’una per una conferenza stampa che avrebbe dovuto illustrare la nuova, brillante, e efficacissima strategia sui rifiuti, sognavano una corrida galvanizzante, un testa a testa di quelli che tirano su le quotazioni di un leader come un titolo azionario. Ma dopo aver preso la risoluzione, arrivano i guai. A palazzo Chigi la riunione-fiume coi ministri (e il recalcitrante Alfonso Pecoraro Scanio) dura due ore più del previsto, e genera una valanga di contraddizioni a cui è difficile dar risposta. Per trovare un accordo, ad esempio, si decide di non utilizzare la cava che portò alle dimissioni Guido Bertolaso (proprio in polemica con Pecoraro). A Palazzo Chigi, poi, malgrado il tentativo di blindare i «ribelli», durante l’attesa, le rogne del piano «sette giorni» (uno già passato...) filtrano col tam-tam degli scontenti. Ad esempio si sa che tra le regioni che aderiscono «volontariamente» (Ah, Ah, Ah!) c’è la Puglia (Nichi Vendola è consultato precipitosamente proprio ieri, appena tornato dalle vacanze). E persino la Sardegna (!), al punto che si pensa di portarci parte dei rifiuti per nave (!!). Tutto poi è ancora in ballo sui punti più delicati. Si decidono tre termovalorizzatori, ad esempio, ma solo uno (Salerno) è già ubicato e accettato dal sindaco Vincenzo De Luca. Sircana fa lo sparring partner e chiede: «Che rispondi se ti domandano perché ci hai messo un anno e sei mesi a dire sì a De Luca?». Già, cosa? E che risponde Prodi se gli chiedono un giudizio sulle accuse di Rosa Russo Iervolino? Cosa se gli domandano che pensa di Antonio Bassolino che scrive (testualmente): «Ho fallito ma non mi dimetto»? Cosa se gli chiedono dove si fanno le discariche previste dal piano? «No comment, no comment, no comment». Meglio fare un comunicato, allora, obiettano gli spin doctor. Ma il «Professore» vuole salire sul podietto della sala stampa, perché «passare nei Tg è strategico». Così ci pensa l’ufficio stampa a «suggerire» ai cronisti di Palazzo Chigi di non fare lanci sulla «fuga» (che infatti non ci sono stati). E sempre l’ufficio stampa chiederà ai giornali «amici» di titolare su altre cose, ad esempio le «novità» del piano. Così alla fine la strategia è: «Leggi il comunicatino e fuggi via senza dire parola». Splendido. Altro che Sarkozy... Unico inconveniente: fra sei giorni, quando il piano si rivelerà un bluff, sarà difficile anche solo metterci la faccia.