Sircana traduce il punto dodici: «Non rompete...»

da Roma

Per dire. La Bonino già si adegua all’undicesima tavola del preambolo prodiano e dice sorridendo: «Non commento nulla, parla solo Sircana». Lui, Silvio Sircana, il portavoce-guru del nuovo governo, assume il peso di questa enorme responsabilità mediatica nell’unico modo possibile, con irresistibile ironia. Vede su un divanetto del Transatlantico Clemente Mastella, circondato da un folto capannello di colleghi e gli intima con tono apparentemente autoritario: «Clemè! Smetti subito di parlare con i giornalisti. Questo è un or-di-ne!». Meravigliosa la risposta: «Uè Silvio! Veramente sono io che cercavo di parlare con te». E Sircana, tenendo il gioco fino in fondo: «Ora non ho tempo!». Ridono tutti e il portavoce può raggiungere il suo obiettivo. Supremi impegni di Stato? «No. La sala del fumoir». Altra battuta: «Adesso che ho i superpoteri farò approvare un fondamentale aumento di sillabe. Dalla legge Sirchia alla legge Sircana: libertà assoluta di fumo appestante».
L’ironia autoriduttiva, è un espediente della vecchia volpe della comunicazione per minimizzare il fardello di quel fatidico «punto 11»: «Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo». Senza contare che anche il punto 12 parla di lui, quando dice che al presidente (e di conseguenza al suo portavoce) «è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto». Ma anche qui è impossibile incastrare Sircana, che infatti spiega: «Il dodicesimo punto lo hanno tradotto per radio, con sintesi perfetta, Fazio e Vaime». Quale? «Non vorrei citare in modo imperfetto, ma credo che fosse... non mi rompete il c...zo». Bingo.
Finalmente seduto nell'agognato fumoir con poltroncine di pelle rosa laccato, l’uomo del giorno prende una boccata, sospira: «È che a me la comunicazione istituzionale mi uccide...». Ma subito cambia marcia ricorrendo alle scritture ebraiche: «C’è una splendida pagina del Talmud che pare scritta per il governo Prodi: «Se tutto il mare fosse inchiostro... se tutte le canne fossero penne... se tutte le nuvole fossero carta... e se tutti gli uomini fossero scribi... Non basterebbero a raccontare la complessità del mondo». Si riferisce a Pallaro? «Risata: «Secondo me anche a lui».