Sirchia: «A Cuba soltanto i turisti sono curati bene»

da Milano

Professor Sirchia, lei ha mai scaraventato sulla strada un suo paziente?
«Mai. In Europa, non solo in Italia, l’assistenza è gratuita».
Michael Moore, come ha visto in Sicko, sostiene che negli Usa succede di continuo, almeno per i 50 milioni di americani che non possono permettersi l’assistenza sanitaria...
«Ha ragione, è la verità, anche se tace su alcune cose buone che ci sono nel sistema sanitario americano. Trascura i progressi enormi della medicina, la prima al mondo, e poi fa anche qualche mistificazione, come per la mamma nera che perde la figlia, ma non sottolinea che si era rivolta alla struttura sbagliata».
Certi episodi come l’operaio che si taglia due falangi sono surreali nella loro tragicità?
«Il sistema assicurativo per profitto cade in queste tremende situazioni. Chi non ha una copertura totale, rischia grosso».
E quanti malati di cancro lasciati al loro destino. Davvero crudele...
«Il sistema non va. Quel che non ha detto Moore, curiosamente, è che l’America spende per la sanità, il 15 per cento del Pil, il più alto al mondo; quindi va ripensato. Eppure c’è una contraddizione: il 70 per cento degli americani dice che il sistema è da cambiare, ma poi si smentisce aggiungendo che non vogliono nazionalizzare come in Canada e in Italia. Non intendono rinunciare alla libertà di scegliere, come con le armi da fuoco».
Il film accusa Nixon di aver introdotto il sistema sanitario Hmo, origine dei mali, secondo Moore...
«L’Hmo è un sistema organizzativo, che assicura premi, dando in cambio polizze con vari livelli di copertura. Non esistono standard minimi, come in Germania; così, per esempio, con i trapianti, molto costosi, manca la copertura».
È plausibile che esistano giustizieri al servizio delle assicurazioni pagati per bocciare le richieste di assistenza?
«In America tutto è soggetto a ispezione. Un buon principio che non dovrebbe essere applicato per la salute».
La prima regola di ogni buon assicuratore è pagare il meno possibile. Ma anche sulla pelle del cittadino?
«Guai se la burocrazia espropria il medico e mette certi tetti: non più di una Tac all’anno, non è più l’avvocato del paziente, pende dalla parte della proprietà e non del malato.
Moore si sposta in Canada, poi in Europa, limitandosi a Gran Bretagna e Francia. Tutti paradisi sanitari...
«Canada e Inghilterra hanno sistemi sanitari nazionali, senza freni di lucro privato. Semmai il problema è l’inefficienza. Francia e Germania hanno pacchetti sanitari sociali e non escludono nessuno dalle cure. Il tedesco è il migliore, strano che Moore non ne abbia parlato, con un minimo garantito: se non ha i soldi, li mette lo Stato. Un servizio sanitario gratuito e pubblico, una garanzia per tutti».
Lei, da ex ministro della Salute, ha qualche rimpianto?
«Ho cercato di fare azioni forti, come la prevenzione di fumo, obesità, tumori, diabete, che questo governo sta facendo cadere. Poi le misure contro alcol e droga, subito arenate».
Anche da noi le lobbies sono così potenti?
«Sì, fortissime. E in tv hanno un’incessante pubblicità indiretta».
E del viaggio taumaturgico a Cuba cosa dice?
«Una forzatura ridicola. A Cuba non hanno farmaci, figuriamoci. Curano bene solo i turisti».
Ma è possibile che una stessa medicina a Cuba costi 5 centesimi e negli Usa 120 dollari?
«Sì, esistono queste disparità».
Insomma, professore, si è annoiato alle due ore di Sicko?
«No, mi è piaciuto molto».
Dall’1 al 10 che voto gli darebbe, parlando da spettatore, più che da medico?
«Otto».