«Sire, basta con i localismi serve il governo nazionale»

Ecco la lettera spedita da Camillo Benso conte di Cavour al re Vittorio Emanuele II il 20 marzo 1861. La lettera è contenuta nel volume XVIII dell’epistolario di Cavour pubblicato nel 2008 da Leo S. Olschki (Firenze), a cura di Rosanna Roccia. Tre giorni prima, il 17 marzo, il re aveva firmato con Cavour la seguente legge che proclamava il regno d'Italia: «Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ecc, ecc, ecc,... Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato».

Sire,
Tosto ch’io ebbi fatto conoscere al Consiglio dei Ministri nella seduta di ieri sera la necessità di chiamare nei Consigli della Corona dei rappresentanti dell’Italia meridionale, i miei colleghi risolsero unanimi di deporre nelle mani di V.M. le loro demissioni. A ciò fare furono indotti dal desiderio di lasciare libero il campo a V.M. nella solenne occasione che trattasi di costituire per la prima volta un Ministero che abbracciar deve tutte le parti d’Italia; ed ancora per un sentimento di reciproco riguardo.
Nel compiere ora al dovere di far nota a V.M. questa determinazione, mi credo in debito di sottoporre a V.M. che forse sarebbe opportuno che prima di prendere una determinazione V.M. sentisse il parere degli uomini politici più autorevoli che trovansi ora in Torino, come sarebbero Ricasoli, Farini, Rattazzi, Poerio.
Se V.M. lo desidera, potrei farli avvertire di recarsi al Palazzo all’ora ch’Ella vorrà indicarmi, oppure anche meglio potrebbe mandare loro invito diretto. Ove poi V.M. avesse altri ordini ad impartirmi, sono sempre pronto ad eseguirli. Solo supplico V.M. a degnarsi di voler recarsi questo dopo pranzo a Torino, ond’io possa riferire a V.M. lo stato delle cose e ricevere le sue istruzioni. Ho telegrafato ieri sera al Principe ed al generale Garibaldi. Giunse da Londra la notizia che il Governo inglese riconoscerà il nuovo titolo di V.M.. Nell’aspettativa degli ordini di V.M., ho l’onore di, ecc.