La sirena Chelsea incanta Cannavaro con venti milioni

Il difensore è vicinissimo agli inglesi e conferma un’inversione di tendenza: gli italiani emigrano e i big stranieri ora ci evitano

Filippo Grassia

Abituiamoci a perdere i gioielli di casa senza avere la possibilità di sostituirli con giocatori di altrettanta classe. Il calcio italiano, complice lo scandalo che ha già fatto il giro del mondo con il suo carico di partite truccate e arbitri compiacenti, non è più la mecca. Gli stranieri arricciano il naso, prima di mettere piede nel bel Paese vogliono capire cosa accadrà e fanno domande a chi ne sa più di loro. Un rito al Mondiale, tutto incentrato su Calciopoli o Moggiopoli che dir si voglia. Ma non basta. Se ne vanno anche gli italiani.
Il primo a dire addio sarà Fabio Cannavaro, il capitano della Nazionale, difensore di straordinarie qualità tecniche, fisiche e temperamentali: solo all’Inter non lo hanno capito, per i particolari domandate a Cùper e Mancini. Della Juventus è stato un pilastro, e non solo perché ha saltato appena due partite. L’azzurro è in procinto di firmare un triennale con il Chelsea da 20 milioni di euro, circa 7 a stagione, il 40 per cento più di quanto guadagna attualmente. Imprecisato invece l’indennizzo ai bianconeri, tenuto conto che una normativa Fifa permette agli «over 28» di svincolarsi dopo due anni di contratto. E Cannavaro ha già disputato due stagioni nella Juventus. I parametri non sono chiari, ma si tratta di ordini di grandezza risibili a quelli di mercato. L’agente del calciatore, Fedele, avrebbe definito ogni dettaglio con Peter Kenyon, chief executive del Chelsea. E così, il prossimo 13 settembre, Fabio festeggerà 33 anni a Londra.
Insaziabile Abramovich: prima ha acquistato Shevchenko dal Milan per 48 milioni, poi ha preso Ballack a parametro zero, adesso è in procinto di ingaggiare Cannavaro. Fateci caso, un giocatore esperto per reparto, quanto dovrebbe bastare al tecnico Mourinho per dare l’assalto alla Champions League sfuggitagli nel 2005 e nel 2006. Su questo Abramovich è stato drastico. In una riunione con la commissione estiva della società, di cui fanno parte Buck e Tennenbaum oltre a Kenyon, ha posto la conquista della coppa con le grandi orecchie al primo posto. E quindi o Mourinho la porta nella sede di Fulham Road oppure può cercarsi un’altra panchina. Nel frattempo l’allenatore ha posto il veto alla cessione di Drogba, richiesto da Inter e Milan, mentre ha dato il benestare a due partenze eccellenti: l’islandese Gudjohnsen al Barcellona e il tedesco Hutch al Middlesbrough. Confermatissimo il 24enne Cole che ha firmato fino al 2010, possibile la rinuncia al 29enne Gallas gradito ad Ancelotti.
Discorsi stratosferici, di quelli che fino a qualche anno fa erano prassi nel nostro calcio. Adesso invece siamo costretti a convivere con una realtà minimale, di stranieri che non arrivano e italiani che fanno gli emigranti. Vedrete cosa succederà il giorno dopo l’eventuale retrocessione della Juve in B. Il Real Madrid, appena definita la scelta del presidente, punterà su quei bianconeri che non vorranno saperne di scendere di categoria: Emerson, Trezeguet, Buffon, Ibrahimovic, tutta gente che ha chiesto ai rispettivi procuratori di tastare il mercato. Il valzer è solo all’inizio.
Come sono lontani i tempi in cui la nostra Serie A rappresentava il primo campionato del mondo, il più seguito e il più visto sulle tivù di ogni continente. Erano gli anni di Maradona e Careca, Van Basten, Gullit e Rijkaard, Matthaus e Brehme, Laudrup e compagnia bella. Per non parlare di altri «grandi» arrivati qualche anno prima come il brasiliano Zico o il francese Platini che deliziarono le folle con giocate e gol sopraffini. Allora l’Italia era l’America. Adesso non lo è più. E il discorso, come direbbe Borrelli, è strutturale: non solo scandali, ma anche bilanci da supportare con minori imposizioni fiscali sugli stipendi e maggiori entrate dagli stadi ricostruiti malissimo per Italia 90. Ci vorranno almeno cinque anni per risalire la china.