Le sirene stile Manhattan cantano per Versace E sono vere donne hi-tech

Donatella sente il canto delle sirene e per la donna Versace della prossima estate crea un guardaroba semplicemente irresistibile. «Ho immaginato una moderna creatura degli abissi che arriva a New York per conquistare tutto e tutti con il suo glamour che sa di mare» racconta la bionda signora del made in Italy poco prima di far sfilare i suoi incredibili modelli in pelle, neoprene e jersey magicamente decorati dai classici motivi marini (stelle, cavallucci e conchiglie) stampati oppure ricamati con innumerevoli borchie metalliche e cascate di cristallo. Perfino sui sandali con l'altissima zeppa in plexiglass trasparente, compare la forma dell'ippocampo tra i listini di pelle da allacciare alle caviglie. Inutile dire che i colori sono all'altezza della situazione: tonalità acquarellate di verde menta, blu oltremare, lilla e giallino in alternativa al bianco della spuma sulle onde e al nero che in casa Versace non può mancare.
Ma la grande modernità di questa superba collezione sta nella struttura sartoriale dei capi costruiti con materiali tecnologici come il neoprene delle mute da sub che uno speciale trattamento tessile giapponese rende morbido e leggero come la seta anche se del tutto incapace di perdere l'aplomb. Il felice risultato di tutto ciò sono dei miniabiti stampati che riproducono sul corpo la forma delle anfore greche. Invece sulle corte gonnelline svasate come sui deliziosi vestiti tagliati a peplo, compaiono diversi pannelli di tecno seta plissettata che danza dolcemente a ogni passo delle modelle. «Le donne sono dolci per natura - dice Donatella - diventano dure e determinate solo se costrette dalla vita. In questo momento sentivo di dover addolcire tutta questa determinazione». L'operazione le riesce persino nel caso del tailleur pantalone in pelle gialla borchiata per non parlare di tutti gli abiti da sera in liquido jersey coperto di cristalli. «Very Versace» commentano gli ospiti in sala mentre le trenta sirene di Donatella scivolano dolcemente nel backstage e lei sorride giustamente felice perché con i suoi cavallucci marini ha aggiunto un'altra pagina epica alla leggenda della griffe della Medusa.
Anche Gabriele Colangelo, il più promettente dei giovani talenti italiani, s'ispira al mare nell'onirica visione dei quadri di Gerhard Richter, fotografo tedesco che dipingeva le sue istantanee con una particolare tecnica di pittura sfocata. Tradotto in moda tutto questo significa un incredibile miniabito a trapezio in merletto che sembra vetro ma è silicone sopra al tubino in organza azzurra effetto bolle d'acqua. Fenomenale anche il modello da sera in jacquard stampato con l'immagine di un tramonto sul mare con ricami in lattice che riproducono gli spruzzi delle onde. Veronica Etro punta piuttosto agli anni Venti nelle forme dei suoi magnifici capi decorati con la tecnica dei decoupage di Depero e con le innumerevoli stampe d'archivio della maison ridotte a pura essenza decorativa che al tempo stesso definisce la linea del corpo. «Tutto succede nell'abito» dice la giovane stilista che con mano sempre più felice disegna l'universo femminile di Etro. «La moda oggi deve dare innovazione e fair play nei prezzi» dice saggiamente Paolo Gerani poco prima di far sfilare una collezione Iceberg in cui si mescolano tutti gli stilemi del marchio (la maglia, il colore usato a blocchi, l'estetica pop e lo sportswear) con un nuovo gusto per la decorazione. Molto chic e molto forte la gonna in fettucce di seta tricottate a mano abbinata alla coloratissima camicia stampata a motivi floreali per non parlare del pullover con grandi fiori di paillette piazzati qua e là sopra alla sottana di seta con stampa foulard.
Antonio Marras, invece, propone una serie di pezzi che il popolo della moda chiamerebbe «ladylike» (ovvero il modo di vestire delle vere signore) con bei drappeggi plissettati sugli stampati floreali e un impeccabile lavoro sartoriale per esempio sul trench che comincia in cotone e finisce in velo plissè. Gli stessi modelli (tailleur, tubini e compagnia bella) vengono proposti nel finale con il cotone delle vestagliette da casa al posto dei materiali preziosi perché l'idea della collezione viene dal film The Maid (la cameriera) tratto da Le Serve di Jean Genet. Questo eccesso di citazioni e uno styling non del tutto azzeccato toglie leggerezza a una sfilata che invece potrebbe far volare sulle ali della fantasia.