La Siria: guerriglia nel Golan contro Israele

Gian Micalessin

da Gerusalemme

Prima del disarmo di Hezbollah arriveranno, forse, una nuova guerra regionale e il riarmo del resto del Libano. Il tentativo di Damasco di tornare a dettare le regole del gioco, i toni di sfida del presidente Bashar Assad, i misteriosi accordi tra l'incerto premier Fuad Siniora e i ministri della fazione filo siriana riaccendono la tensione da Beirut al Golan. Mentre Damasco annuncia la nascita di una guerriglia ispirata alle strategie di Hezbollah per riconquistare le alture del Golan, a Beirut il blocco anti siriano rialza la testa.
Il limitato successo delle operazioni israeliane in Libano, dipinto dal presidente Bashar Assad come una vittoria dell'asse Teheran-Damasco, rischia di riaccendere un conflitto ben più vasto e devastante. La prima a soffiare sul fuoco è la dirigenza alawita, certa di poter tornare a contrapporsi ad Israele sfruttandone la momentanea debolezza politica interna. Il primo obbiettivo sembra la riapertura della contrapposizione sul Golan, l'altopiano sotto controllo israeliano dal 1973. «Daremo vita ad una forza di guerriglia ispirata alle strategie di Hezbollah per liberare le alture del Golan», annuncia un funzionario del governo di Damasco citato dal sito internet di Yedioth Ahronot, il più diffuso quotidiano israeliano. La formazione, battezzata «Fronte della Liberazione del Golan», avrebbe già reclutato centinaia di volontari provenienti dalle zone di confine tra Siria e Turchia. Ora Damasco sta pensando di affidarne l'addestramento ai veterani di Hezbollah reduci da quattro settimane di resistenza agli attacchi israeliani.
Il funzionario del partito Baath non specifica se il clone del Partito di Dio opererà anche all'interno dei territori controllati da Israele o si limiterà a colpire le zone di confine. «La storia - spiega - ci insegna che la guerriglia è il modo migliore per colpire Israele». Il Fronte - fondato da non più di un mese - conta di attirare anche volontari palestinesi e ripetere i successi dei cosiddetti «cento giorni». «Dopo l'imposizione del cessate il fuoco nel 1973 la Siria organizzò una serie di attacchi di guerriglia di grande successo costringendo gli israeliani a ritirarsi di cento chilometri», ha spiegato l'esponente del partito Baath attribuendo a quelle operazioni il merito del disimpegno israeliano da alcune zone delle alture del Golan deciso con gli accordi del 31 marzo 1974.
Il tentativo siriano di tornare ad esercitare la propria influenza regionale sfruttando i sentimenti anti israeliani e anti americani sembra aver risvegliato dall'oblio i leader della cosiddetta coalizione anti siriana di Beirut. Saad Hariri, figlio del premier ucciso il 14 febbraio dello scorso anno, accusa Damasco di sfruttare il sangue di libanesi, palestinesi e iracheni per tornare a giocare un ruolo di potenza e imporre nuovamente il proprio controllo sul Paese dei Cedri. «La Siria usa in modo cinico e spregiudicato il sangue dei bambini di Cana (il villaggio del sud colpito da Israele), Gaza e Bagdad: dopo 33 giorni di bombardamenti la nuova bomba sospesa sulla nostra testa è quella innescata dal discorso di Assad» ha detto Hariri, capogruppo della coalizione anti siriana vincitrice nelle elezioni del 2005. Saad Hariri fa chiaramente riferimento al discorso del 15 agosto nel corso del quale Assad ha inneggiato alla cosiddetta vittoria di Hezbollah definita un successo nella lotta contro l'alleanza israeliano americana.
Il discorso suona anche alle orecchie del leader druso Walid Jumblatt come il primo passo verso un ritorno in Libano favorito dall'alleanza con Hezbollah. «Entrambi hanno la predisposizione a conquistare il potere sfruttando un colpo di stato, il padre di Bashir conquistò Damasco con un golpe militare, Hezbollah invece punta a realizzare un rivoluzione politica in Libano», ha detto Jumblatt. Le parole del leader druso suonano come un campanello d'allarme dopo l'accordo segreto per il rifiuto del disarmo imposto da Hezbollah al governo di Fuad Siniora. Secondo quell'accordo Siniora si sarebbe impegnato a non ordinare all'esercito il disarmo di Hezbollah chiesto dalla risoluzione Onu. L'accordo segnala la crescente debolezza della fazione antisiriana incapace di controllare un Siniora ormai ostaggio di un gruppo di ministri protetti da Damasco.