Siria, i fedelissimi di Assad assaltano le ambasciate

Dura reazione di Ankara e Parigi. L’Irak cerca di mediare con la Lega Araba. Gli oppositori: altri diciannove attivisti rimasti uccisi

Almeno diciannove oppositori morti e un’ambasciata devastata. Sono le conseguenze più drammatiche della decisione della Lega araba di sospendere la Siria, dove ormai da marzo il governo di Bashar al Assad reprime nel sangue le manifestazioni anti-regime. La rabbia dei sostenitori del raìs siriano, armati di coltelli, bastoni, sassi e bottiglie, si è scatenata contro l’ambasciata dell’Arabia Saudita, presa d’assalto e saccheggiata. «Sacrifichiamo il nostro sangue e la nostra anima per te, Bashar», scandiva la folla, secondo il racconto degli abitanti del quartiere di Damasco dove sorge la sede diplomatica, che si trova a soli tre isolati dagli uffici di Assad, in una delle zone sorvegliate della capitale.
Ma i siriani fedeli al regime avrebbero attaccato anche l’ambasciata del Qatar, l’ambasciata e alcuni consolati turchi e il consolato francese di Latakia, città costiera a 330 chilometri a nord della capitale siriana, prima che le forze dell’ordine intervenissero per farli desistere. E quattro dei diciannovi oppositori morti ieri sarebbero stati uccisi a Hama, durante una manifestazione pro-Assad. «Le forze di sicurezza - ha raccontato un attivista - guidavano il corteo di dipendenti pubblici e studenti quando hanno inseguito un gruppo di contestatori e ne hanno uccisi quattro».
Dura la reazione dei Paesi coinvolti dagli attacchi alle sedi diplomatiche. Il ministero degli Esteri francesi ha convocato l’ambasciatrice siriana a Parigi per rappresentargli la protesta contro «gli inaccettabili tentativi di aggressione al consolato onorario di Francia a Latakia e la cancelleria francese di Aleppo da parte di manifestanti organizzati e senza reazione delle forze di sicurezza». Analogamente il ministro degli Esteri turco ha convocato l’incaricato d’affari siriano ad Ankara, ha annunciato il rimpatrio delle famiglie dei diplomatici e ha incontrato i rappresentati delle opposizioni al regime di Damasco. Quanto all’Arabia Saudita, ha interrotto in agosto i rapporti diretti con il governo siriano.
Ma la decisione della Lega araba di sospendere la Siria dall’organizzazione, definita «forte e coraggiosa» dal segretario dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha prodotto anche un altro effetto: il ritorno dell’Irak al centro della scena politica regionale. «Sospendere la Siria è inammissibile nel momento in cui la Lega araba non ha agito contro altri Paesi che fanno fronte a crisi più grandi di quella siriana. E rischia di peggiorare le cose», ha detto il portavoce del governo di Bagdad, Ali al Dabbagh. L’allusione è al Bahrein e allo Yemen, in cui le repressioni hanno fatto centinaia di vittime. L’Irak si è offerto di ospitare la riunione d’emergenza della Lega richiesta dalla stessa Siria e che poi in serata è stata annunciata per mercoledì a Rabat, in Marocco, a margine del forum Turchia-Paesi arabi.