«La Siria è un’infezione mortale che solo la libertà potrà guarire»

Farid Ghadry è uno dei capi riconosciuti della resistenza al regime di Bashar Assad in Siria. Dalla condizione di piccolo esule di Aleppo dov’è nato nel 1954, passato a Riyad a Beirut, e infine a Washington, Farid è arrivato nell’agosto scorso, dopo anni di iniziative, di articoli, di lavoro in favore dei suoi amici chiusi nelle carceri del regime, a vedere nell’agosto scorso le sue foto attaccate nottetempo sui muri di Damasco. Per poche ore la sua faccia sorridente, i suoi occhi scuri dallo sguardo diretto ormai un po’ americano, sono comparsi con slogan inneggianti alla libertà finché sono stati strappati. Privato da allora della cittadinanza siriana, Farid cerca con il suo Reform Party of Siria di conquistare la libertà alla Siria.
Signor Ghadry, c’è il sospetto che sul territorio siriano sia stato distrutto dagli israeliani una struttura nucleare costruita dai Nord Coreani con l’aiuto iraniano. Cosa ne sa?
«Le mie informazioni sulle ambizioni nucleari della Siria indicano un orizzonte molto sinistro e credibile. Nel 2004 la Cia mandò un rapporto non classificato al Congresso che dimostrava che la Siria aveva un programma nucleare senza indicarne gli obiettivi. Non mi sorprende affatto che si sostenga che l’Iran sia stato il facilitatore del rapporto col Nord Corea che ha consentito di avviare le strutture, anche se non ne abbiamo prove».
Dunque, secondo lei è stata un’idea dell’Iran, oppure di Assad?
«Non c’è differenza. Ci sono patti militari e ragioni molto profonde della comunanza. Tutto il mondo arabo vede la Siria ormai come una colonia dell’Iran e un aiutante delle ambizioni dello Stato islamico. Per questo dopo l’attacco israeliano Egitto, Giordania, Arabia Saudita, se ne sono rimasti tranquilli: la Siria non lavora per interessi arabi. E Assad a sua volta non ha reagito perché non era pronto».
A volte si ha la sensazione che la Siria sia indebolita e stanca, a volte sembra dimostrare un’enorme sicurezza.
«Assad vede nell’Iran la possibilità di un traino verso la distruzione di Israele che farà di lui il prossimo Salah Eddin arabo, ruolo cui il persiano Ahmadinejad non può ambire. Assad si crede anche il nuovo Yasser Arafat: lo si vede quando mentre afferma di volere la pace con Israele mentre coltiva il terrorismo di Hamas a Damasco e passa le armi agli Hezbollah. Il resto del mondo arabo trova molto pericoloso il suo estremismo, Assad usa l’antagonismo dei regimi sperando di conquistare la piazza. Insomma ha piani bellicosi di lunga durata e di grande ambizione. Questo si vede anche da come sta preparando un nuovo arsenale di armi importate dalla Russia con l’aiuto iraniano. Cerca di farlo di nascosto, ma questo indica solo le sue reali intenzioni».
Lei prevede nella scadenza delle elezioni in Libano una vera guerra condotta tramite gli hezbollah? Ma Assad può fidarsi completamente di Nasrallah?
«Assad non deve vincere in Libano è una miccia accesa che farà esplodere il Medio Oriente. Certo ha potere su Nasrallah perché controlla i loro rifornimenti d’armi, ma nello stesso tempo gli hezbollah sono diventati abbastanza potenti e legati ad Ahmadinejad da costituire per Assad un punto interrogativo. Assad si è anche costruito un rapporto con Al Qaida, vuole sopravvivere a tutti i costi alla enorme pressione internazionale dopo tutti i delitti compiuti in Libano. Il regime non può fare a meno del supporto di tutti gli stati canaglia e di tutte le organizzazioni terroriste presenti a Damasco con le loro sedi come Hamas».
Ma non sta diventando scomodo il suo legame con l’Iran?
«Prima di tutto bisogna capire che la comunità alawita in Siria e un derivato della fede sciita in Iran. In tutta la storia da Hafez Assad, la Siria è sempre stata con l’Iran, anche contro l’Iraq. Sono pazzi quelli che pensano di strappare la Siria dall’Iran. Sulla pace: Bashar calcola millimetricamente ogni dichiarazione e gesto per sottrarsi alla risoluzione 1559 che lo mette alla sbarra per l’assassinio di Rafik Hariri. Dice “pace” ma la sua arma è la guerra. E le sue minacce sono fatte per mantenere la cultura dell’odio che lo tiene al potere».
Perché la vostra opposizione non si sente se non sporadicamente?
«L’opposizione soffre di una repressione terribile e senza tregua. Più che di aiuto noi abbiamo bisogno che si capisca bene che la Siria ha di fatto un immenso potere nel promuovere un’infezione mondiale. Tuttavia è una questione di tempo prima che il vento della libertà distrugga la casa di carte di Assad».