Siria, ramadan di sangue Roma: via l'ambasciatore All'Onu? Nulla di fatto...

Proseguono le violenze del regime di Assad contro la popolazione civile che si ribella. Frattini richiama l'ambasciatore. Bruxelles fa scattare le sanzioni

Damasco - Prosegue la dura repressione del regime di Assad in Siria. Sarebbero 24 le persone uccise ieri nel primo giorno di Ramadan. La cifra è stata diffusa dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, che individua la maggior parte delle vittime nella città di Hama, dove da domenica va avanti una durissima operazione di repressione condotta dall'esercito. Dieci sarebbero le persone morte ad Hama, sei ad Arbeen, sobborgo di Damasco, tre nella provincia centrale di Homs, due ad al-Boukamal, due a Latakia, una a Maadamiyah. Secondo l'osservatorio, circa 1.700 civili sono morti nelle proteste contro il regime che vanno avanti da metà marzo.

Roma ritira l'ambasciatore L’Italia ha richiamato l’ambasciatore italiano in Siria "di fronte all’orribile repressione contro la popolazione civile". Lo si apprende dalla Farnesina. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha proposto anche il richiamo degli ambasciatori di tutti i paesi dell’Unione europea a Damasco.

Usa: stop subito alle violenze La violenza in Siria deve "cessare immediatamente", ha detto il capo di Stato maggiore delle forze armate americane, ammiraglio Mike Mullen, in visita a Baghdad. Parlando in termini "politici e diplomatici", Mullen ha precisato che gli Stati Uniti intendono "fare il massimo della pressione per favorire quel cambiamento che tanti Paesi chiedono".

Scattano le sanzioni dell'Ue Partono oggi, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione, le nuove sanzioni della Ue contro la Siria. Nel mirino, cinque uomini del regime di Assad, tra cui il generale Ali Habib Mahmoud, nominato ministro della Difesa il 3 giugno 2009. È ritenuto responsabile della conduzione e delle operazioni delle forze armate siriane coinvolte nella repressione e negli atti violenti contro la popolazione civile. Le altre personalità colpite con la misura del congelamento dei beni e dei visti sono Mohammad Mifleh, capo dell’intelligence militare siriana della città di Hama, coinvolto nella repressione dei manifestanti; il maggiore generale Tawfiq Younes, capo del dipartimento di sicurezza interna; Mohammed Makhlouf, stretto collaboratore e zio materno di Bashar al-Assad; nonché Ayman Jabir, anch’egli direttamente coinvolto negli atti di violenza.

Nulla di fatto all'Onu Il Consigliio di sicurezza dell’Onu, riunitosi per un’ora a porte chiuse al Palazzo di Vetro per cercare una intesa sulla crisi in Siria, non ha prodotto alcun risultato. La discussione è stata aggiornata, anche se fonti diplomatiche assicurano che c’è la volontà dei 15 Paesi del Consiglio di giungere ad un accordo per esprimere una condanna delle violenze perpetrate sul popolo siriano dalle forze di sicurezza del presidente Bashar al Assad. A determinare comunque il nulla di fatto è stata la posizione contraria di Cina e Russia.