La Siria si arma sul confine con il Libano

Da settimane movimenti di truppe di Damasco sulla frontiera preoccupano Beirut e gli Stati Uniti. Il regime di Bashar el Assad si giustifica: soltanto precauzioni contro il contrabbando di armi<br />

Da diverse settimane la stampa araba non smette di parlare di dispiegamento di truppe siriane al confine con il Libano: sulla costa a Nord, a pochi chilometri dalla città libanese di Tripoli, ma anche all’entrata della valle della Bekaa, roccaforte del gruppo sciita libanese Hezbollah, alleato di Damasco. Si tratta di tende, veicoli militari. Per la Siria, sarebbero poche centinaia di unità. Per la stampa di Beirut anti siriana, 10 mila soldati.

Pochi giorni fa, il quotidiano panarabo Al Hayat scriveva però che sul confine ci sarebbero anche carri armati e vere e proprie trincee. Il regime del rais Bashar el Assad non nega il dispiegamento e si giustifica: servirebbe a evitare il contrabbando d’armi. Stati Uniti e maggioranza anti siriana di Beirut, però, temono che ci siamo le condizioni per “un’incursione”. Le truppe siriane si sono ritirate dal piccolo Libano nel 2005, dopo una serie di manifestazioni popolari contro il regime di Damasco e la sua influenza sul Paese, innescate dall’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri. Il dispiegamento siriano arriva pochi giorni dopo l’attentato che il 27 settembre a Damasco ha ucciso 17 persone. La Siria accusa “militanti islamismi” in arrivo da un Paese vicino. Non specificato. Prima, il presidente Assad aveva invece detto con chiarezza di temere la formazione di campi d’addestramento di gruppi estremisti in Libano, facendo riferimento, dicono molti commentatori libanesi, a movimento sunniti e salafiti nella volatile cittadina di Tripoli, da mesi teatro di scontri settari. Il gruppo di maggioranza libanese smentisce categoricamente ma molti analisti vedono dietro le accuse siriane la volontà di legare, per motivi politici, la comunità sunnitia vicino a Hariri a una minoranza violenta.