La Siria sospesa dalla Lega Araba

Il Cairo Dopo otto mesi di proteste contro il governo e di violenta repressione, la Lega Araba ha deciso di sospendere Damasco a partire dal 16 novembre da tutte le attività dell’organizzazione pan-araba.
L’organismo, che si è riunito al Cairo, ha anche stabilito il ritiro di tutti gli ambasciatori degli Stati membri dalla Siria. La replica di Damasco non si è fatta attendere. È una decisione «illegale» perchè «viola lo statuto» dell’organizzazione e i «suoi regolamenti interni», ha detto il rappresentante permanente siriano presso la Lega Araba, Yousef Ahmad.
La sospensione della membership siriana in seno alla Lega Araba è stata molto «sofferta», come ha sottolineato il ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassim al-Thani, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella capitale egiziana al termine del vertice.
La sospensione è stata votata quasi all’unanimità. Gli unici due voti contrari sono stati quelli dello Yemen e del Libano, mentre l’Irak si è astenuto. Sono eccezioni che si spiegano facilmente: in Yemen c’è un regime che reagisce alle richieste di democrazia dei suoi stessi cittadini con lo stesso pungo di ferro usato da Assad in Siria, mentre il Libano è tornato a essere poco più di un protettorato siriano.
Secondo il capo della diplomazia del Qatar, che è presidente di turno dell’organizzazione, la sospensione della Siria andrà avanti finchè le autorità di Damasco non metteranno in pratica l’accordo di pace proposto dalla Lega Araba lo scorso 2 novemebre.
In diversi Paesi arabi, manifestanti pro-Assad si sono radunati davanti alle sedi delle televisioni pan-arabe Al Jazeera e Al Arabiya, che sostengono la ribellione contro il regime al potere a Damasco, e hanno protestato vivacemente, accusando le emittenti di seguire una linea filoamericana: la stessa accusa che il regime rivolge ora alla Lega Araba che l’ha sospesa dalle sue fila.