Siria, suicida il ministro degli Interni: è giallo

Fausto Biloslavo

Un colpo di pistola in bocca ha messo fine all’esistenza di uno dei più potenti e controversi esponenti del regime di Damasco, il generale Ghazi Kanaan, ministro degli Interni e proconsole siriano in Libano per vent’anni. La versione ufficiale parla di suicidio, ma sono in molti nel mondo arabo a sospettare che qualcuno abbia «aiutato» il generale a spararsi, togliendo per sempre dalla scena un testimone scomodo delle malefatte siriane in Libano.
Kanaan è stato trovato morto ieri nel suo ufficio al ministero degli Interni verso le 11 del mattino, ora di Damasco. Si sarebbe sparato in bocca con la sua pistola di ordinanza. La notizia è stata resa nota, nel primo pomeriggio, dall’agenzia statale Sana, con un breve dispaccio: «Il ministro degli Interni, brigadiere generale Ghazi Kanaan, si è tolto la vita nel suo ufficio prima di mezzogiorno. Le autorità stanno portando avanti le opportune indagini sul caso».
Il decesso eccellente precede di pochi giorni la pubblicazione del rapporto Onu sull’omicidio del primo ministro libanese, Rafik Hariri, massacrato da un’autobomba a Beirut nel febbraio scorso. L’attentato scatenò oceaniche manifestazioni di protesta contro i siriani, accusati di aver ordito l’assassinio. In aprile le truppe siriane che stazionavano in Libano furono costrette a ritirarsi segnando la fine del protettorato di Damasco sul Paese dei cedri. L’Onu aprì un’inchiesta internazionale che ha portato all’arresto di quattro alti ufficiali libanesi della sicurezza, molto vicini ai siriani. Tre settimane fa lo stesso Kanaan è stato interrogato dagli investigatori dell’Onu, che sospettano altri sei alti ufficiali di Damasco di coinvolgimento nella morte di Hariri.
La vicenda si ingarbuglia tenendo conto che poche ore prima di morire il generale Kanaan era intervenuto in diretta ad un trasmissione della radio Voce del Libano per difendersi da accuse di corruzione. Alla fine del suo intervento aveva pronunciato una frase profetica: «Penso che questa sia l’ultima dichiarazione che potrò rilasciare». Secondo fonti del sito www.arabiliberali.it, che dall’Italia si batte per le riforme in Medio oriente, il generale temeva di venire ucciso. Parlando pochi giorni fa con il direttore di un giornale libanese aveva detto: «Sto preparando la mia tomba, con degli alberi molto belli attorno». In passato anche l’assassinio dell’ex premier siriano Mahmud Zubi era stato mascherato da suicidio. «Sembra assai più probabile - ha spiegato Rashid al Fayyed, analista politico del quotidiano An-Nahar, tradizionalmente schierato contro l'influenza siriana in Libano - che il generale sia stato eliminato o costretto al suicidio in quanto rappresentava il legame tra l'assassinio Hariri e il regime siriano».
Il rapporto dell’inchiesta Onu sul caso Hariri verrà presentato al Consiglio di sicurezza la prossima settimana e reso pubblico il 25 ottobre. Sarà un caso, ma proprio ieri pomeriggio è andata in onda un’intervista di Christian Amanpour della Cnn al presidente siriano Bashar Assad. «Se la commissione di inchiesta dell'Onu dovesse ritenere che cittadini siriani siano implicati nel complotto saranno considerati traditori e dovranno essere giudicati dalla giustizia siriana e da quella internazionale», ha sostenuto Assad.
In realtà Kaanan avrebbe partecipato alla riunione al vertice in cui era stato deciso di far fuori Hariri, ma si sarebbe schierato nettamente contro il progetto dell’attentato. Il generale, 63 anni, fa parte di una famiglia alawita, la minoranza al potere a Damasco, da sempre intrecciata in alleanze con gli Assad. Il grande balzo nella carriera di ufficiale lo fece nel 1982, trasferito a Beirut alla guida dei servizi siriani. Nel Paese dei cedri è rimasto per vent’anni diventando l’eminenza grigia della politica libanese. Nel 2004 entra nel governo di Damasco come ministro degli Interni, ma la terra comincia a bruciargli sotto i piedi. Gli Stati Uniti congelano i suoi conti, assieme a quelli di altri ufficiali siriani, accusandolo di sostegno al terrorismo internazionale.
L’indagine Onu sulla morte di Hariri rischia di provocare sanzioni internazionali contro la Siria. Qualcuno potrebbe aver pensato che il discusso Kaanan, probabilmente in rotta di collisione con il giovane presidente Assad, fosse un testimone scomodo. Talmente scomodo da poter diventare un ottimo agnello sacrificale su cui scaricare le responsabilità dell’omicidio Hariri, se si fosse sparato un colpo in bocca.