Siria, uccisa perché incinta. Ma era vergine

Condannati a 15 anni di carcere due fratelli per aver ucciso la sorella che sospettavano essere incinta. Ma l’autopsia
eseguita sul corpo della vittima ha dimostrato che la ragazza era
vergine

Fosse stato quello che sembrava il solito delitto d’onore, forse i due assassini se la sarebbero cavata con una pena lieve e non avrebbero ricevuto 15 anni di carcere duro. È la pena inflitta a due fratelli siriani che hanno ucciso una loro sorella perché sospettavano che fosse incinta. Ma l’autopsia eseguita sul corpo della vittima ha dimostrato che la ragazza era vergine. È quanto scrive stamane il quotidiano di stato siriano al Thawra.

Il sospetto Stando al racconto del giornale siriano, i sospetti cominciano quando la ragazza, "promessa sposa di un sindaco di paese", aveva chiesto ai suoi due fratelli di rimandare le nozze di due settimane. Di ritorno a casa dal futuro marito che "ha concesso solo due giorni di ritardo" sul giorno fissato per il matrimonio, i due fratelli - i cui nomi vengono indicati con le sole iniziali - vengono a sapere dal nipote che la loro sorella "è incinta di sette mesi" e che "per non farsi scoprire stringe la pancia con un fascio".

La sentenza di morte Immediata la sentenza di morte: i due fratelli, senza pensarci su, impugnano il fucile da caccia della famiglia e "con una raffica di fuoco" pongono fine alla vita della giovane sorella. Interrogato dai giudici, il nipote smentisce di avere mai detto ai suoi due zii che la futura sposa sarebbe stata in stato interessante. Poi, "sospetti emersi dalle indagini che i due avessero ucciso per questioni di eredità", confermati dall’autopsia che aveva riconosciuto l’illibatezza della vittima, avrebbero indotto la corte a non prendere in considerazione l’ipotesi di omicidio per "questioni d’onore".

La sentenza della corte Entrambi vengono riconosciuti colpevoli di omicidio premeditato e vengono condannati a 15 anni di reclusione con lavori forzati. Secondo organizzazioni non governative citate dalla tv satellitare al Arabiya che rilancia la notizia, lba, Bassim al Qadi, attivista e capo redattore del sito web "donne di Siria". L’attivista chiede l’abrogazione di due leggi siriane: la 548 che "non punisce l’uomo che uccide la propria donna se la scopre in flagranza di delitto" e la 192 che riconosce "ampie attenuanti per i reati che vengono commessi con motivazioni d’onore".