Sirotti, la passione dell’arte dura una vita

«Ogni mostra è per me un evento, vissuto nel lavoro e nella partecipazione a quanto sta accadendo e prendendo forma» racconta Raimondo Sirotti pensando alla sua ultima personale. La quinta a prendere corpo qui, negli spazi della storica Galleria Roberto Rotta Farinelli (Via XX Settembre 181 r, Genova, fino al 10 dicembre) di cui la prima fu tenuta a battesimo dal fondatore, Rinaldo, nel '76. Da allora di tempo ne è passato ma l'emozione di una nuova mostra - concepita, come sempre, quale momento di sintesi ma non di approdo, di una ricerca in fieri - è immutata. Il 2011 è stato un anno intenso per Sirotti: iniziato con l'antologica di Palazzo Reale a Genova, proseguito con la partecipazione alla Biennale di Venezia su segnalazione di Alberto Ongaro, è oggi festeggiato con questa mostra alla Galleria Rotta. Un'esposizione che vede unite, perché così sono nate, oltre venti opere tutte realizzate nel 2011, tranne una terminata lo scorso anno. Il dialogo con la natura è il fulcro di questo nuovo percorso germinato dal desiderio di «ripensare quei territori che ho frequentato per anni, dal giardino al silenzio delle cave fino alla costa» e distillato assecondando nuove istanze. «Così più che il bosco, ecco quel senso di attesa e curiosità che scandisce il passo prima di addentrarsi tra le sue fronde o le cave tra tagli e luci quasi gelide del mattino. E ancora i profumi, di magnolie e del giardino prima che sia ordinato, e i cieli plumbei sulla costa» racconta Sirotti, che in queste opere ha dato nuova voce alla volontà di avvicinare l'ordine della natura, che è tempo e motore di eterno rinnovamento, celebrandone il mistero. L'opera nasce dall'ascolto e si offre nell'autenticità dell'evento: è movimento, inno al dialogo e alla conoscenza, capace di giungere al fruitore con una potenza epifanica nel suo attuarsi in una prospettiva sinestetica, dove luce e colore si compenetrano a suoni, odori, ricordi e suggestioni. Una ricerca, quella di Sirotti, lunga una vita: per questo quando qualcuno gli domanda quanto impieghi a dipingere un quadro lui risponde, divertito ma serissimo, cinquant'anni. Perché ogni gesto e «il controllo della casualità nascono dall'esperienza». In ogni opera, allora, la scrittura di un'indagine lunga una vita: Sirotti - artista, presidente dell'Accademia Ligustica e per tanti anni sindaco della sua Bogliasco, ove è nato nel '34 - in questa mostra si rivela, ancora una volta, con tutta la forza del suo segno mentre ricorda, con affetto, le tante esperienze. Dagli anni trascorsi nella Milano di Chighine e Manzoni all'incontro, galeotto, con la pittura di Gainsborough e Constable - cui nella mostra da Rotta va un pensiero con l'opera La finestra di Constable - nell'Inghilterra vinta col premio Duchessa di Galliera fino alle grandi mostre in Italia e nel mondo, come quella a New York, nel '95, dove per l'occasione atterra un volo carico di genovesi. Sì perché Sirotti ha sempre intrattenuto con la Superba un rapporto privilegiato, scandito da tante opere pubbliche - dal Carlo Felice alla Chiesa dell'Annunziata - cui di recente se ne è aggiunta un'altra. Una pala d'altare donata alla chiesa di San Cipriano che gli è valsa la cittadinanza onoraria di Serra Riccò, che va ad aggiungersi a quella di Baltimora. Un nuovo simbolo del suo impegno nell'arte come nella vita in quella cultura che è fondamento del nostro abitare il mondo.