«Il Sismi non volle conoscere i nomi del dossier Mitrokhin»

La relazione della commissione: l’archivista del Kgb sapeva tutte le identità degli italiani coinvolti ma il governo ds non volle incontrarlo

Marianna Bartoccelli

da Roma

Dossier Mitrokhin. Tira le fila di quattro anni di lavoro della sua commissione d’inchiesta il presidente Paolo Guzzanti. Ieri è stata presentata la bozza della relazione finale da approvare prima che finisca la legislatura. Oggi verrà discussa dai componenti della commissione e quindi dovrebbe essere approvata. Nella relazione, Guzzanti spiega il ruolo dell’ex-archivista dei servizi segreti, Vasilij Mitrokhin il quale, fuggito in Occidente, conosceva tutte le identità degli italiani coinvolti nel dossier, nomi che soltanto in alcuni casi vennero coperti da pseudonimo. E da qui l’accusa al Sismi che avrebbe rifiutato di incontrare Mitrokhin proprio per evitare di venire a conoscenza dell’identità dei tanti nomi coperti.
«Resta aperta la possibilità che esistesse un primo, precedente e maggiore gruppo di informazioni» sulla rete di agenti e informatori al soldo dell'ex Urss in Italia «fornita all'Occidente dall'ex maggiore della Lubianka» afferma Guzzanti. Ne emerge un quadro inquietante: il materiale del dossier «venne messo nella disponibilità del governo» e successivamente «smagrito e ridotto alle 261 schede che conosciamo».
A giudizio di Guzzanti l'invio dei «report» dell'archivista del Kgb dal Regno Unito al nostro paese sarebbe antecedente alla data ufficiale del 30 marzo 1995, con la quale si fa partire la spedizione della prima tranche di schede dell'archivista che ha lasciato l’Urss nel 1992. Pur sottolineando l'assenza di «prove al riguardo», secondo il senatore di Forza Italia «qualcosa non torna».
«Il ministro inglese Jack Straw disse che la distribuzione del materiale Impedian ai paesi alleati cominciò nel 1992: in qualche mese un ufficiale dell'MI6, perfettamente bilingue, trascrisse su computer tutte le informazioni che Vasilij Mitrokhin dettava decrittando i suoi stessi appunti. È dunque vero - si chiede il presidente della commissione - che la storia da noi nasce il 30 marzo 1995?».
«In questa vicenda - osserva ancora Guzzanti - il Sismi predispose un curioso itinerario che non ha precedenti nella storia della legge istitutiva dei servizi segreti, la 801 del '77, non informando i ministri della Difesa, sia Corcione che Scognamiglio, tantomeno l'autorità giudiziaria».
I fatti descritti «dicono che i comportamenti omissivi del Sisme, avallati, se non addirittura determinati, dall'autorità politica, hanno compromesso la possibilità di accertare le responsabilità di chi ha operato per esercitare lo spionaggio in Italia a favore dell'Unione Sovietica». Una relazione subito criticata sia dall’opposizione che dal consulente stesso della Commissione, Salvatore Sechi, docente di storia contemporanea. Per Sechi la relazione finale è «un’impostura». «La relazione del presidente Guzzanti - sostiene Sechi - è costruita su sabbia e paglia. Non arreca alcun contributo al chiarimento di alcune grandi questioni del dopoguerra, come lo spionaggio sovietico, l'apparato militare del Pci o l'assassinio di Aldo Moro». Anche il senatore a vita Giulio Andreotti, componente della commissione, frena sulla possibilità di mettere ai voti questa relazione finale. Andreotti pone un’opzione su tre punti in particolare che la relazione tocca: quello sul rapimento Moro, sulla strage di Bologna e sull’attentato al Papa. Spiega: «Se noi in un documento del Parlamento proponiamo che a suo tempo non fu fatto abbastanza apriamo una questione molto grossa, che non riguarda naturalmente solo gli storici. E tutto questo dopo severe condanne. Se diamo alla magistratura un colpo come questo...». Rispetto alle altre conclusioni, Giulio Andreotti si lascia andare ad una considerazione: «Gli accertamenti della Mitrokhin hanno dato modo di vedere connessioni con i servizi cecoslovacchi, non sovietici, superiori a ciò che ritenevo».
Le frasi del senatore vengono considerate da Enzo Fragalà di An, componente della commissione, come una conferma ai risultati della relazione. «I risultati della commissione sulla strage di Bologna, sull'attentato al Papa e sul sequestro Moro sono la dimostrazione migliore dei risultati raggiunti dall'organismo parlamentare che con i suoi accertamenti ha riaperto tre vicende importantissime della storia giudiziaria italiana arrivando a stravolgere e a rileggere completamente le conclusioni a cui è giunta la magistratura italiana» afferma Fragalà. Secondo il deputato di An questa relazione riapre «i misteri d’Italia» ed è «la migliore risposta a quel centrosinistra che, con tutti i mezzi a disposizione, ha sempre cercato di delegittimare la commissione parlamentare d'inchiesta».