Il sistema espositivo italiano si conferma ai vertici

Il sistema fieristico italiano conferma la sua eccellenza a livello mondiale. Anche se le migliori performance sono state registrate dai Paesi emergenti e da quelli del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina), l’Italia conferma il suo secondo posto a livello europeo dietro la Germania. Benché non siano ancora disponibili i dati relativi al 2007, l'Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane), azzarda qualche previsione, in linea con i dati del 2006: oltre 120mila espositori diretti con circa 160mila marchi rappresentati, 22 milioni di visitatori, un migliaio di manifestazioni, di cui un quinto di livello internazionale, per un giro di affari pari a 10 miliardi di euro. I business di punta sono quelli che meglio rappresentano, specialmente all’estero, il made in Italy, dal manifatturiero al design, dall’agroalimentare alla moda. Con buone prospettive anche per ricerca e innovazione.
Spiega Raffaele Cercola, presidente dell’Aefi: «Il settore è importantissimo non solo per i valori “diretti” che esprime ma anche per l’indotto che genera: oltre il 75% delle imprese vede nella fiera uno strumento fondamentale per il proprio sviluppo e oltre il 30% dei contatti rilevati nel corso delle manifestazioni fieristiche si trasforma in nuovi clienti per il sistema delle piccole e medie imprese italiane. Inoltre, le imprese che operano nel settore sono spesso portatori di conoscenze settoriali e competenze manageriali, organizzative e commerciali. I gestori dei quartieri fieristici stanno diventando sempre più soggetti attivi di marketing d’area, realizzando iniziative espositive e convegnistiche, in sinergia con istituzioni locali, operatori economici, associazioni di categoria, centri di ricerca e università».
Il boom economico degli anni '60 e il successivo dinamismo degli anni ’80-90 hanno fatto nascere, crescere e consolidare in Italia molte fiere nazionali e internazionali. Dal 2001, poi, gli organizzatori di fiere hanno iniziato a portare avanti innovazioni di processo e di prodotto, i gestori dei quartieri fieristici hanno riqualificato i propri spazi, ampliando quelli esistenti e, con il passaggio di competenze alle Regioni in materia fieristica a seguito della modifica del titolo V della Costituzione, si sono moltiplicati i centri espositivi in cui sono state ospitate le rassegne con qualifica internazionale.
«Il sistema fieristico italiano sta resistendo bene alla forte concorrenza estera e alla spinta alla frammentazione interna - sottolinea Cercola - ma occorre realizzare una regia strategica a livello nazionale e regionale. Stiamo quindi lavorando seguendo i criteri della trasparenza, dello sviluppo e dell'identità, in una logica di sistema-Paese».