Sistema ippica sbilanciato a favore degli ippodromi

Apprendo con piacere che il contratto di lavoro degli artieri ippici è in fase di definizione, grazie al fattivo intervento del commissario Unire Guido Melzi e rilevo che vi è stato un non meglio specificato «segno tangibile e concreto» da parte dell’ente. Mi farebbe altrettanto piacere conoscere cosa sta a significare il «tangibile e concreto» di cui sopra, che probabilmente in un modo o nell’altro rappresenterà un intervento economico. Auspicherei da parte dell’Unire altrettanta solerzia nel risolvere i problemi spiccioli quotidiani che affliggono tutto il settore e non trovano risposta alcuna. Vi sono, ad esempio, in giacenza oltre una trentina di pratiche di importazione di fattrici di trotto che non procedono in alcun modo da tempo. Mesi non giorni. Di queste fattrici i rispettivi prodotti dovrebbero partecipare alle prossime aste e, se non verranno regolarizzate, l’Anact dovrà rifiutarne l’iscrizione per incompletezza della pratica. Chi risponderà per gli eventuali danni causati da questo disservizio? Nessuno come al solito!
In una interpellanza parlamentare del 13 scorso, dell’onorevole Michele Tucci, dell'Udc ci si chiede se sia giuridicamente sostenibile per una amministrazione pubblica e per materie così delicate, quali corse, doping e scommesse, affidare ad un consulente esterno tutta la funzione caratteristica propria dell'ente, esautorando di fatto tutta la struttura pubblica interna dell'ente stesso. Sospettiamo che dall’ultima parte di questa interpellanza, potrebbero avere origine i disservizi dell’ente, oggi ben oltre il livello di guardia. A metà dell’anno in corso gli allevatori non sanno ancora di quale entità, né se vi saranno i premi di qualifica, il montepremi, non ancora ufficializzato formalmente, pare essersi attestato sulla linea del Piave dei 220 milioni di euro. Tutto è informe senza confini certi e chiari: il calendario dopo alcuni avanti indietro parrebbe definito con un risultato globale che non pone rimedio a nessun vero problema del settore - nemmeno la riconduzione ad otto corse per giornata - con l’effetto perverso che diminuendo il montepremi a disposizione le corse ordinarie sono sempre più omologhe ai matinee.
Una dequalificazione del prodotto, inteso come prodotto da immettere sul mercato delle scommesse piuttosto che qualità derivante dal processo selettivo.
Cito una dichiarazione del commissario Melzi avanti alla Commissione agricoltura della Camera: «Non bisogna dimenticare che il settore dà lavoro a 30mila persone, che ci occupiamo degli allevamenti e tuteliamo il territorio, e credo che questa realtà vada difesa». Come conciliare questa impegnativa dichiarazione a favore dell’allevamento, con la reale volontà dell’Unire, sino a quando non verrà rimesso in discussione totale il ricco contratto-convenzione che remunera le società di corse a scapito del montepremi?
Quando nel non lontano 2004 per il montepremi (escluso le provvidenze), sono stati erogati 250 milioni di euro e per le Società di corse 79 milioni di euro, e adesso nella migliore delle ipotesi per i montepremi avremo non oltre 200 miloni di euro e per le Società di corse non meno di 115 milioni di euro. Se questa è la difesa dell’allevamento, del territorio e degli addetti al settore, allora c’è qualcosa che non quadra davvero.
*consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)