Sistema Italia sano, ma mancano 7 miliardi

Si è trattato solo di una «stima preliminare». È stata Bankitalia a gettare acqua sul fuoco dopo che la European Banking Authority (Eba), al termine del Consiglio Ue, aveva indicato in 14,7 miliardi la richiesta di maggiore patrimonializzazione per i 5 big del credito nel nostro Paese in modo da portare il Core Tier 1 al 9% entro giugno dell’anno prossimo. Unicredit, Intesa, Monte dei Paschi, Banco Popolare e Ubi hanno bisogno di meno della metà di quella cifra.
E ieri a Piazza Affari hanno tutte segnato rialzi monstre (+10% per Ca’ de Sass, +7,5% per Piazza Cordusio, +5,1% il Monte, +4,9% per Verona e +1,3% per Ubi). La necessità di capitale per il settore bancario europeo (106 miliardi) è inferiore a quanto stimato dall’Fmi.
Il mark-to-market dei titoli di Stato in portafoglio, obbligatorio entro fine anno, è una spada di Damocle. Il vero problema è il rischio Btp/Italia (40 miliardi circa a testa per i due gruppi milanesi e 20 miliardi per Mps). Ecco perché le principali case d’affari avevano ipotizzato aumenti tra 6 e 8 miliardi per Unicredit e di un paio di miliardi per le altre esclusa Ubi.
A mercati chiusi, è stata perciò la Banca d’Italia a prendere le difese del nostro sistema ricordando che «i dati definitivi saranno diffusi dall’Eba a fine novembre», si legge in una nota. La stessa Vigilanza comunitaria aveva precisato che si possono seguire strade alternative come l’utilizzo di altri strumenti di capitale e la sospensione di dividendi e bonus sconsigliando la stretta creditizia. Poi, in serata, i dati ufficiali chiesti da Consob.
Il buffer (cuscinetto) di capitale complessivo individuato per Unicredit «è stimato preliminarmente in 7,379 miliardi di euro», ha comunicato Piazza Cordusio precisando che tenendo conto dei cashes dell’aumento 2009 per il computo del Core Tier 1 al 9% «il capitale richiesto si riduce a 4,396 miliardi» che fonti autorevoli indicavano come più vicino a quella della prossima ricapitalizzazione. «È una cifra assolutamente gestibile», ha detto l’ad Ghizzoni.
Nessuna iniezione necessaria, invece, per Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato dall’ad Corrado Passera «ai prezzi del 30 settembre 2011, avrebbe registrato un Core Tier 1 al 9,2%, superiore al 9% minimo richiesto». Tali indicazioni saranno valutate dalle Authority.
Discorso diverso per il Mps, ma risultato sostanzialmente uguale a quello di Intesa. L’istituto presieduto da Giuseppe Mussari avrebbe bisogno di un buffer di 3,091 miliardi, cifra legata come per gli altri istituti al mark-to-market. Ma, se si escludono le componenti positive derivanti dei titoli Fresh (i 318 milioni del 2003 che la Fondazione convertirà e i 950 milioni del 2008 da computare a capitale primario), si scende a 1,823 miliardi, valore corrispondente ai Tremonti-bond in portafoglio con scadenza 2013. Escludendo l’effetto negativo sui derivati di copertura, «l’esigenza di capitale si annullerebbe». L’Eba «mette a rischio la ripresa», s’è lamentata la Fondazione.
Strada in discesa per Ubi che necessiterebbe di 1,484 miliardi ma può contare su un convertibile in-the-money da 639 milioni (sottoscrizione a 2,50 con prezzo di Borsa ieri a 2,99 euro) e su azioni di contenimento della leva e di autofinanziamento. Perciò il 9% è raggiungibile senza mercato. Strada in salita per Banco Popolare che avrebbe bisogno di 2,8 miliardi. Si cambierà il soft mandatory da 1 miliardo che ora è out-of-the money (conversione a 6,15 euro, in Borsa il titolo è a 1,20).